Una nuova realtà da 500 addetti e 45 milioni di ricavi. E’ quella che nascerà in seguito all’acquisizione (annunciata prima del weekend) del 100% di Planetek Italia, società benefit barese che opera nel settore dell’osservazione della Terra, da parte della comasca D-Orbit, attiva nel settore della logistica spaziale e del trasporto orbitale (si veda qui il comunicato stampa di D-Orbit e qui quello di Planetek).
Sino ad ora Planetek era partecipata con quote partetiche del 23,75% da Giovanni Sylos Labini (amministratore delegato), Vincenzo Barbieri (chief marketing officer), Maria Pappalepore (cfo) e Sergio Samarelli (chief technology officer & head of B2B SBU). Presenti poi nel capitale della società anche altri due azionisti minori, per il restante delle quote.
E non è tutto: una volta acquisita Planetek (in un’operazione per circa il 50% cash e per il 50% in equity), D-Orbit guarderà di nuovo alla Borsa (valutando un approdo al Nasdaq e all’Euronext), anche se non nell’immediato. Si tratterebbe in realtà di concretizzare un progetto già accarezzato (senza successo) nel 2022. A riferirlo è stata l’agenzia stampa Radiocor, che ha citato quanto dichiarato ai giornalisti venerdì scorso da Luca Rossettini, co-fondatore e amministratore delegato di D-Orbit, a margine dell’evento al Mimit dove è stata annunciata l’operazione di fusione con Planetek.
Le due società, si legge nella loro nota, pur esplorando nuovi modelli di business innovativi e sinergie comuni, manterranno la loro autonomia operativa, garantendo la continuazione delle loro strategie e operazioni.
Nel corso degli anni, D-Orbit e Planetek hanno collaborato a diverse iniziative, tra cui la più recente è stata la prima missione di AI-eXpress, una tecnologia innovativa che sfrutta l’intelligenza artificiale (IA) e la tecnologia blockchain per migliorare la reattività dei satelliti e consentire la trasmissione di dati analizzati a bassa latenza. L’adozione di IA in orbita consente ai satelliti di prendere decisioni in autonomia, come l’identificazione dei dati utili o la regolazione delle operazioni in tempo reale, invece che attendendo istruzioni dalla Terra. Allo stesso tempo, la blockchain garantisce che le informazioni raccolte siano archiviate e condivise in modo sicuro, rendendo i dati spaziali più affidabili e accessibili.
Planetek Italia è specializzata in geomatica, soluzioni spaziali e osservazione della Terra. Dal 1994, la sua missione è semplificare la complessità dello spazio. Dall’upstream al downstream, progetta e sviluppa soluzioni che sfruttano il valore dei dati geospaziali per aiutare gli utenti a comprendere meglio il mondo e ad agire in modo sostenibile. Nel 2023 la società ha fatturato 13,4 milioni di euro, l’ebitda è stato di 1,9 milioni e la liquidità netta pari a 4,1 milioni (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente).
Sylos Labini ha commentato: “Insieme, D-Orbit e Planetek mirano a ridefinire il modo in cui le informazioni spaziali sono accessibili, analizzate ed utilizzate per risolvere le sfide globali, dal monitoraggio ambientale e la pianificazione urbana, alla sicurezza nazionale e la risposta alle catastrofi”.
Rossettini ha aggiunto: “Abbiamo lavorato a lungo a questo traguardo, l’unione tra D-Orbit e Planetek. Unendo i nostri punti di forza, non solo espandiamo la nostra portata tecnologica, ma rafforziamo anche il nostro impegno a rendere lo spazio più accessibile e sostenibile per migliorare la vita sulla Terra. I nostri valori condivisi, incentrati sull’idea di mettere le persone al primo posto, sono il fulcro di questa collaborazione, garantendo che l’innovazione sia guidata da una cultura forte, che valorizza i talenti e promuove il successo a lungo termine”.
Fondata nel 2011 da Rossettini e Renato Panesi (consigliere delegato), entrambi ex Santa Clara University ed ex NASA, D-Orbit un’azienda leader di mercato nel settore dei servizi di logistica e trasporto spaziale con un track record di tecnologie e servizi collaudati nello spazio e missioni portate a termine con successo. La società ha uffici in Italia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti, ed è una delle tre aziende italiane (con 3Bee srl e Nano-Tech spa) e delle 47 europee che, alla fine di ottobre 2023, sono state selezionate dallo European Innovation Council, dopo la call di giugno 2023, per ricevere grant ed equity per un totale di 350 milioni di euro (si veda altro articolo di BeBeez).
Nel 2023 la società ha fatturato 13,5 milioni di euro, l’ebitda è stato negativo per 810 mila euro, la liquidità netta pari a 39 milioni e il patrimonio netto di 32,9 milioni (si veda qui il report di Leanus dopo essersi registrati gratuitamente).
Lo scorso settembre, D-Orbit ha chiuso la seconda tranche del mega-round Series C che ha raggiunto così i 150 milioni di euro (si veda altro articolo di BeBeez), dopo la prima tranche chiusa a inizio 2024 con una raccolta di oltre 100 milioni (si veda altro articolo di BeBeez).
Il round come noto è stato guidato da Marubeni Corporation, colosso industriale giapponese il cui coinvolgimento era già stato peraltro annunciato nel novembre 2023 (si veda altro articolo di BeBeez). A quest’ultima tranche hanno partecipato investitori come il portoghese Iberis Capital, Phaistos Investment Fund (gestito da 5G Ventures e sponsorizzato dal governo greco e da investitori privati), la BEI e il FEI. Tra gli investitori, anche Terna Forward, il veicolo di corporate venture capital del gruppo Terna, e, con un ticket da oltre 2 milioni di euro, anche un club deal di private banker e High Net Worth Individual (HNWI) organizzato dalal piattaforma fintech Club Deal Digital, in collaborazione con CFO sim (si veda qui il comunicato stampa).
Alla prima tranche del round avevano invece partecipato, accanto a Marubeni, anche Avantgarde (family office con radici nell’industria farmaceutica e spaziale) e, fra coloro che erano già azionisti, CDP Venture Capital sgr (attraverso i suoi fondi Large Ventures e Italia Venture I), Seraphim Space Investment Trust, United Ventures, Indaco Venture Partners sgr, Neva sgr (gruppo Intesa Sanpaolo) e Primo Ventures sgr, oltre all’European Innovation Council (EIC) Fund.
Secondo quanto era stato confermato a suo tempo a BeBeez, la prima tranche del round del 2023 era stata l’occasione per la conversione in equity della parte di bond convertendo ancora in circolazione e degli strumenti finanziari partecipativi (SFP) emessi tra il 2022 e marzo 2023, come già anticipato da BeBeez (si veda altro articolo di BeBeez).
Nel 2021 la società aveva emesso bond convertendo per un massimo di 100 milioni di euro, distinti in due diverse classi, in vista di una business combination con una Spac oppure di una operazione di private equity (si veda altro articolo di BeBeez). I bond, a scadenza 30 aprile 2026 e tasso fisso dell’8%, erano poi stati collocati per 50 milioni sia a investitori già presenti nel capitale della scaleup sia a nuovi investitori. Tra questi United Ventures, M&F Fund, colosso della difesa inglese Cobham (controllato dal 2020 da Advent International) e Asher Aerospace Venture.
Secondo quanto risulta a BeBeez, nel corso del 2022 30 milioni circa dei bond erano poi stati convertiti in SFP. Successivamente, a marzo 2023, erano stati emessi altri SFP per altri 16 milioni (si veda qui il verbale dell’assemblea di delibera di emissione degli SFP 2023 con in allegato i regolamenti dei veri SFP, disponibile agli abbonati a BeBeez News Premium e BeBeez Private Data). Nel complesso alla fine erano stati collocati SFP per 60 milioni, di cui però solo 30 milioni avevano rappresentato nuova finanza, mentre gli altri 30 milioni erano risultato della conversione dei bond. Come si legge nel Regolamento dei vari SFP, questi dovevano essere convertiti automaticamente in occasione di un aumento di capitale da almeno 50 milioni di euro oppure nel caso di un evento di liquidità, quindi quotazione in Borsa oppure vendita della società oppure vendita di tutti gli asset.















