Per venticinque anni Jeff Bezos ha finanziato Blue Origin quasi esclusivamente con il proprio patrimonio personale, arrivando a vendere regolarmente azioni Amazon per sostenere lo sviluppo della società spaziale con investimenti cumulati stimati in oltre 28 miliardi di dollari. Ora, però, qualcosa cambia. Blue Origin è infatti al lavoro sul primo round di raccolta di capitale esterno della sua storia, un’operazione da 10 miliardi di dollari, che valuterebbe la società 130 miliardi pre-money e che segnerebbe uno dei più grandi round di venture/growth capital mai realizzati a livello globale. Lo ha scritto ieri il Wall Street Journal.
Secondo quanto anticipato dal New York Times DealBook e confermato da diverse fonti finanziarie, il round dovrebbe essere guidato da Coatue Management, che investirebbe circa 4 miliardi di dollari, mentre lo stesso Bezos metterebbe altri 2 miliardi. I restanti 4 miliardi arriverebbero da un gruppo di grandi investitori istituzionali ancora non resi noti.
Fondata nel 2000, la società è sempre stata considerata una delle rare grandi aziende tecnologiche rimaste completamente finanziate dal fondatore, ma ora, con l’ingresso in una nuova fase industriale, c’è bisogno di un sopporto in più. La società non è più infatti soltanto un costruttore di lanciatori, ma punta a diventare una piattaforma integrata per l’economia spaziale, con investimenti che vanno dai razzi riutilizzabili New Glenn ai servizi satellitari, fino alle infrastrutture per data center e comunicazioni in orbita e ai programmi lunari sviluppati insieme alla NASA. Si tratta di iniziative estremamente capital intensive, che richiederanno decine di miliardi di dollari nei prossimi anni.
Il tempismo non sembra casuale. Blue Origin arriva infatti sul mercato pochi mesi dopo alcuni importanti progressi industriali, ma anche dopo una serie di difficoltà operative, tra cui l’esplosione di un razzo durante un test sulla rampa di lancio in Florida, incidente che ha rallentato il programma New Glenn e imposto un importante piano di ricostruzione delle infrastrutture. Proprio per questo il nuovo capitale dovrebbe servire sia ad accelerare la capacità produttiva sia a ridurre il divario rispetto al principale concorrente, SpaceX di Elon Musk, che ha da poco debuttato al Nasdaq con una ipo stellare (si veda altro articolo di BeBeez).














