
Dopo lo scorporo della NetCo di TIM (si veda altro articolo di BeBeez), il prossimo big deal di private equity italiano sarà quello dello spin-off da RFI della rete ferroviaria ad alta velocità, che vale 8 miliardi di euro. Il progetto e la cifra sono stati snocciolati nei giorni scorsi da Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e direttore generale di Ferrovie dello Stato, in occasione della presentazione del nuovo Piano Strategico 2025-2029 di FS, che prevede investimenti per 100 miliardi di euro nei prossimi 5 anni, un incremento dei ricavi a oltre 20 miliard, dell’ebitda a più di 3,5 miliardi e del risultato netto a oltre 500 milioni (si veda qui il comunicato stampa).
Donnarumma ha anche detto quali potrebbero essere i principali potenziali investitori, cioé CDP e F2i sgr, con quest’ultimo che ha già dato uffficialmente la sua disponibilità a lanciare un fondo destinato a raccogliere risorse dedicate: “F2i sgr è il principale fondo infrastrutturale del Paese e ha aggregato oltre 8 miliardi di euro di risorse nazionali e internazionali attorno a progetti di crescita di valore per gli investitori e di sviluppo per il Paese. Così come ha fatto con la ex rete fissa di TIM, per l’investimento nella quale è stato creato il fondo Rete Digitale (si veda altro articolo di BeBeez, ndr), F2i è sempre pronta a raccogliere risorse finanziare da dedicare allo sviluppo di reti infrastrutturali strategiche per il Paese. La rete ferroviaria è una di queste”. Lo ha detto in una nota Renato Ravanelli, amministratore delegato di F2i sgr (si veda qui Radiocor).
Il progetto a cui Ferrovie dello Stato sta lavorando, si legge nella nota diffusa da FS giovedì 12 dicembre, è che, “affinché il Gruppo FS diventi sempre più solido e contribuisca attivamente alla creazione di valore per il Sistema Paese, il Piano potrebbe essere ulteriormente potenziato da una serie di iniziative strategiche, non incluse nei numeri del Piano”, tra le quali spicca l’adozione di “un nuovo modello di finanziamento in logica RAB ( Regulated Asset Base o capitale investito netto, ndr) per la messa in sicurezza degli investimenti attraverso l’autofinanziamento con eventuale apertura al capitale di terzi e la conseguente riduzione del fabbisogno di finanziamenti pubblici”.
In sostanza, ha spiegato più nel dettaglio FS con una nota diffusa a parte sempre il 12 dicembre, “il modello RAB (Regulated Asset Base) è uno strumento di finanziamento volto a incentivare gli investimenti nei settori infrastrutturali di utilità pubblica, garantendo un equilibrio tra la sostenibilità economica e i benefici per la collettività. L’ipotesi allo studio del Gruppo FS è quella di applicare questo strumento di finanziamento all’infrastruttura dedicata ai servizi Alta Velocità/Alta Capacità. Il modello RAB si basa su un rendimento regolatorio applicato al capitale investito e sul riconoscimento dei costi operativi, sulla base di regole definite dal regolatore. È uno strumento chiave finalizzato a promuovere investimenti sostenibili nel tempo, poiché consente di scindere le decisioni di sviluppo infrastrutturale da quelle di finanza pubblica, abilitando l’autofinanziamento delle opere, anche attraverso un eventuale contributo di capitali di terzi di minoranza, non necessariamente privati. In tal modo, si garantirebbero i necessari investimenti per lo sviluppo infrastrutturale e i benefici ad esso connessi per il Sistema Paese, tra cui la crescita del PIL, la garanzia dei livelli occupazionali e la decarbonizzazione del settore dei trasporti, riducendo al contempo la pressione sulla finanza pubblica” (si veda qui il comunicato stampa).
E Donnarumma, in occasione della presentazione del Piano, ha precisato: “Si tratterebbe di conferire la rete di alta velocità, che vale circa 8 miliardi di euro, in una newco costituita sotto la nostra controllata al 100% RFI. Per fare funzionare l’operazione dovrà essere adottato un modello di finanziamento e remunerazione dell’utilizzo della rete ferroviaria analogo a quello delle reti del gas. Un modello in grado di rendere finanziariamente interessante l’ingresso di un socio, che potrebbe avere la veste di un fondo infrastrutturale creato, per esempio, da CDP o da F2i. Come si vede è uno schema molto diverso da una privatizzazione, parliamo di un solo socio e con la veste di un fondo italiano di natura pubblica” (si veda qui l’ANSA).
Ricordiamo che nel settore ferroviario, ma sul fronte degli operatori di servizi di trasporto, F2i possiede il 92,5% di CFI – Compagnia Ferroviaria Italiana, specializzata in servizi di trasporto merci ferroviari, acquisita nel 2020 attraverso il fondo F2i-ANIA, il veicolo dedicato alle infrastrutture italiane, finanziato dalle compagnie assicurative associate ad ANIA (Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici) (si veda altro articolo di BeBeez). A sua volta CFI nel 2023 ha poi acquisito il 90% del capitale della foggiana Lotras srl, azienda attiva a livello nazionale nel trasporto strada-ferro di liquidi alimentari (si veda altro articolo di BeBeez).

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