Si è conclusa con successo la trattativa esclusiva, iniziata lo scorso maggio (si veda altro articolo di BeBeez), tra Global Infrastructure Partners (GIP), parte del gruppo BlackRock, con ENI per acquisire il 49,99% di ENI CCUS Holding, leader europeo nel settore della CCUS (Carbon Capture, Utilization and Storage, un processo tecnologico maturo e sicuro ed è una delle leve fondamentali per la transizione energetica, essendo la soluzione di decarbonizzazione più efficiente e più efficace per supportare le industrie hard-to-abate nella riduzione delle proprie emissioni.
Lo scorso 18 agosto, infatti, ENI ha comunicato la firma dell’accordo per la cessione della quota del capitale di ENI CCUS Holding, che prevede che ENI e GIP detengano il controllo congiunto della società. Il completamento dell’operazione è subordinato al rilascio delle autorizzazioni di legge. (si veda qui il comunicato stampa). Nell’operazione JP Morgan ha svolto il ruolo di sole financial advisor di ENI.
Il valore dell’operazione non è stato comunicato, ma nei mesi scorsi Bloomberg ha riferito di una valutazione per circa un miliardo di euro per la quota, il che significa attorno ai 2 miliardi per il 100%. In precedenza Alphavalue aveva stimato un’ampia forchetta tra i 2,5 e i 3,8 miliardi di dollari, sulla base di un multiplo ponderato di 100-150 dollari per tonnellata di capacità annua di CO₂, in linea con i parametri di riferimento di Northern Lights, Porthos e delle iniziative di cluster sostenute dal governo nel Regno Unito.
ENI CCUS Holding oggi include e opera i progetti Hynet e Bacton in Regno Unito e L10-CCS in Olanda e ha anche il diritto di acquisire, nel prossimo futuro, il 50% detenuto da ENI del progetto CCS Ravenna, che per il restante 50% è di Snam. Quest’ultimo è il primo progetto in Italia per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio permanente di CO2 (si veda qui il comunicato stampa). La Fase 1, iniziata a settembre 2024, mira a catturare, trasportare e stoccare 25.000 tonnellate di CO2 all’anno provenienti dalle emissioni dell’impianto di trattamento del gas naturale di ENI a Casalborsetti. Con la Fase 2, il cui avvio è previsto entro il 2030, la capacità di stoccaggio aumenterà progressivamente e Ravenna CCS potrebbe diventare il principale hub CCS per l’Europa meridionale e il Mediterraneo.
L’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, ha commentato: ” La decisione di consolidare il nostro portafoglio globale CCUS in un’entità dedicata e l’ingresso di GIP come partner strategico rafforzeranno ulteriormente la nostra capacità di fornire soluzioni di decarbonizzazione su larga scala e tecnicamente avanzate. Lo sviluppo del nostro modello satellitare applicato alle nostre attività legate alla transizione energetica prosegue quindi con successo, confermando la loro notevole attrattiva in termini di potenziale di crescita e creazione di valore attraverso l’attrazione di capitali allineati, nonché la loro efficacia nella riduzione delle emissioni.”
E Bayo Ogunlesi, presidente e amministratore delegato di GIP, ha aggiunto: “Siamo entusiasti di collaborare con Eni, leader mondiale nel settore CCUS. L’esperienza di GIP nelle infrastrutture midstream, unita alle capacità tecniche, operative e industriali di Eni, contribuirà ad accelerare lo sviluppo di soluzioni CCUS su scala significativa, rafforzando il nostro impegno a soddisfare le crescenti esigenze del mercato in termini di energia e prodotti accessibili e decarbonizzati”.

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