
Articolo pubblicato in BeBeez Magazine n. 40 del 28 marzo 2026
di Stefania Peveraro
BeNewtral, la startup innovativa pavese attiva nel cleantech che produce ReBind, un cemento clinker-free capace di ridurre le emissioni fino al 90% rispetto al cemento Portland tradizionale, entra nella fase di go-to market dopo anni dedicati a ricerca e sviluppo. Lo ha raccontato in questa intervista a BeBeez il co-founder Riccardo Frezzato, a poche settimane dalla chiusura del round da 7 milioni di euro guidato da CDP Venture Capital sgr (tramite il comparto Infratech del fondo Corporate Partners I), con la partecipazione dei soci storici NovaCapital, Eureka! Venture sgr e Tech4Planet, e di un gruppo di nuovi angel investor (si veda altro articolo di BeBeez).
Ricordiamo che la startup nel maggio 2024, quando ancora si chiamava RehouseIT (è stata ribattezzata BeNewtral ad aprile 2025), aveva incassato un round di investimento da 2 milioni sottoscritto da Eureka! Venture sgr, tramite il fondo Eureka! Fund-Technology Transfer; Tech4Planet e NovaCapital srl (si veda altro articolo di BeBeez). La raccolta complessiva ha quindi superato gli 11 milioni di euro, se alla raccolta di 9,5 milioni in equity si aggiungono finanziamenti tra bandi a fondo perduto e finanziamento bancario per un totale di altri 1,5 milioni.
Forte delle nuove risorse raccolte, ora BeNewtral è pronta ad andare sul mercato. Proprio a questo fine ha acquisito un impianto a Pavia, il primo polo produttivo pilota su cui costruire la propria scalabilità, che sarà operativo entro fine estate 2026, insieme al nuovo laboratorio di R&D. Il mercato indirizzabile in Italia vale 3,5 miliardi di euro.
Domanda. Riccardo, partiamo dall’inizio. Come nasce BeNewtral?
Risposta. Io e Nicolò ci siamo conosciuti nel 2014 e siamo rimasti in contatto nel tempo, ragionando su come potesse evolvere il mondo. Nel 2020 abbiamo fondato RehouseIT con l’idea di sviluppare un prodotto innovativo per l’interior design, basato su un materiale con una filosofia completamente diversa da quelli tradizionali.
D. E come siete arrivati al cemento?
R. Nel 2022 ci siamo accorti che il vero problema non era l’interior design, ma il materiale alla base: il cemento. È il secondo materiale più utilizzato al mondo dopo l’acqua, e all’interno del settore delle costruzioni, che cuba circa il 30% delle emissioni globali,è quello con l’impatto ambientale più rilevante. L’8% delle emissioni di CO₂ a livello internazionale deriva dalla sua produzione. Ma il problema non si ferma alla CO₂: si usano trilioni di litri d’acqua ogni anno, e il processo produttivo richiede temperature di 1.300-1.400 gradi all’interno di grandi forni che lavorano senza mai fermarsi. È un processo enormemente energivoro.
D. Qual è allora la vostra risposta?
R. Proponiamo un materiale completamente diverso. ReBind è composto per oltre il 70% da sottoprodotti industriali, non utilizza acqua, riducendo il consumo di circa il 90%, e viene prodotto a temperatura ambiente. È un cemento clinker-free, che non utilizza il processo Portland, ma è in grado di sostituirlo integralmente nella produzione del calcestruzzo, garantendo le stesse prestazioni e riducendo le emissioni fino al 90%.
D. Avete raccolto complessivamente circa 10,5 milioni di euro. Com’è stato attrarre investitori istituzionali strutturati?
R. La sfida più complessa l’abbiamo affrontata all’inizio, quando siamo passati dalla logica dei primi business angel a quella di investitori più strutturati. Questi ultimi chiedono una reportistica trimestrale, consigli di amministrazione più organizzati, ma soprattutto chiedono execution: un percorso di crescita rapido per raggiungere gli obiettivi che abbiamo promesso. Sicuramente tutti vedono la possibilità di avere un grande impatto positivo sul pianeta grazie a questa soluzione, ma quando parliamo di sostenibilità non possiamo dimenticarci che essa deve poggiare su tre pilastri: sostenibilità sociale, ambientale ed economica. E quindi gli investitori si aspettano ovviamente anche ritorni interessanti.
D. Come utilizzerete le risorse dell’ultimo round da 7 milioni?
R. Le investiremo principalmente su tre attività: ricerca e sviluppo, go-to-market, e messa a punto dell’impianto industriale. Quest’ultimo rappresenta un punto di partenza estremamente importante a supporto dell’entrata sul mercato. Contiamo di chiudere sia la sistemazione dell’impianto sia la preparazione del nuovo laboratorio entro fine estate 2026.
D. Quando pensate di cominciare a fatturare in maniera strutturata?
R. Negli ultimi mesi ci siamo preparati, abbiamo fatto ricerca e sviluppo, i primi proof of concept, le prime piccole applicazioni sul mercato, ma quest’anno stiamo mettendo a terra la nostra strategia di go-to-market,
D. Qual è la dimensione di mercato in cui vi muovete?
R. Il mercato è enorme e aggredibile. ReBind può potenzialmente indirizzare il 100% del mercato dei leganti cementizi: solo in Italia, questo mercato vale 3,5 miliardi di euro.
D. Come immaginate i prossimi anni per BeNewtral?
R. Voglio tornare all’inizio, a quando abbiamo fondato questa società: l’abbiamo costruita su due pilastri, limitare l’impatto ambientale negativo e massimizzare l’impatto sociale positivo. La direzione è avere sul pianeta l’impatto più positivo possibile, portando ovviamente un ritorno ai nostri investitori. L’impianto di Pavia sarà il primo polo su cui costruire i successivi, con una capacità produttiva che supererà le 25.000 tonnellate annue, facendo di BeNewtral il primo produttore di leganti alternativi in Italia.
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