
Nuovo episodio della telenovela sul salvataggio di Ferrarini spa, il noto produttore di salumi in procedura di concordato. La scorsa settimana il Tribunale di Reggio Emilia ha infatti ammesso la società alla procedura di concordato in continuità a più di un anno di distanza da quando la proposta concordataria era stata presentata l’11 agosto 2020 al foro reggiano dalla cordata formata dalla famiglia Ferrarini, dal gruppo Pini (già azionista di Ferrarini all’80% dal febbraio 2019, quando aveva messo sul tavolo 10 milioni di euro per ricapitalizzare la società, si veda altro articolo di BeBeez) e AMCO (si veda altro articolo di BeBeez), prima che partisse una battaglia legale a proposito della competenza del foro reggiano innescata dalla cordata concorrente.
Quest’ultima è composta come noto da Opas (Organizzazione Produzione Allevatori Suini), il più importante network italiano nella filiera del suino, Intesa Sanpaolo, Unicredit, il Gruppo Bonterre – Grandi Salumifici Italiani (operatore di riferimento del mercato italiano ed europeo dei salumi di qualità, formaggio Parmigiano-Reggiano, snack e di piatti pronti), e HP srl (società attiva nel sostegno e nell’innovazione dell’agrifood) (si veda altro articolo di BeBeez). La battaglia legale ha quindi allungato inevitabilmente i tempi della procedura. A questo punto l’adunanza dei creditori è fissata per il 12 maggio del 2022.
La decisione della corte reggiana fa seguito alla sentenza della Corte di Cassazione, che lo scorso luglio ha stabilito che la competenza a ricevere la presentazione della proposta concordataria non spetta al Tribunale di Bologna bensì appunto a quello di Reggio Emilia (si veda altro articolo di BeBeez). Ricordiamo che Ferrarini spa aveva presentato nel novembre 2020 ricorso alla Corte di Cassazione (si veda altro articolo di BeBeez) contro il decreto emesso dalla Corte d’appello di Bologna il 13 ottobre 2020, che aveva dichiarato l’incompetenza del foro di Reggio Emilia a decidere sulla procedura di concordato di Ferrarini, trasferendola al Tribunale di Bologna (si veda altro articolo di BeBeez).
Il conflitto di competenza era stato sollevato, come detto, dalla cordata concorrente Opas-Intesa Sanpaolo–Unicredit–Bonterre-HP (si veda altro articolo di BeBeez), che aveva chiesto che la competenza sulla decisione fosse a Bologna. Il punto del contendere era che il piano Ferrarini-Pini promette di soddisfare i creditori chirografari al 33%: la cordata concorrente riteneva che questa percentuale rendesse inammissibile la proposizione di concordati concorrenti, così come scritto testualmente in una nota diffusa il 1° settembre 2020. La cordata accusava i rivali di voler di fatto impedire con dei pretesti il confronto competitivo fra le due proposte e per questo aveva voluto spostare la competenza della questione su un altro tribunale.
La Corte d’appello bolognese aveva quindi dato ragione alla cordata Opas-Bonterre-banche su questo punto, tuttavia aveva respinto il ricorso delle due banche su un presunto abuso della strumento concordatario da parte di Ferrarini.
A questo punto, però, resta pendente la questione della denuncia presentata a settembre del 2020 dalla stessa cordata alla Commissione europea, a causa della partecipazione alla cordata rivale di AMCO (società finanziaria del ministero del Tesoro) la cui presenza costituirebbe, secondo i denuncianti, un aiuto di stato vietato dalla legislazione europea (si veda altro articolo di BeBeez).
Il gruppo Ferrarini era entrato in tensione finanziaria per colpa di un incremento dell’indebitamento dovuto a finanziamenti che Veneto Banca aveva erogato a Ferrarini affinché acquistasse azioni della banca stessa. Il debito in questione ammonta a circa 360 milioni di euro, dei quali 112 milioni milioni in capo alla società operativa e il resto a carico di società agricole e holding varie. Nonostante Ferrarini avesse visto i ricavi fare un vero e proprio salto nel 2017 a 335 milioni, con un ebitda che era salito a 29,5 milioni, quindi, il peso del debito risultava ancora eccessivo. Il debito include 35,5 milioni di euro di minibond quotati all’ExtraMot Pro. Nel dettaglio, si tratta di un bond da 5,5 milioni a scadenza dicembre 2020 con cedola 5,625%, emesso nel dicembre 2016 e sottoscritto dal fondo di minibond di Duemme sgr (gruppo Mediobanca), e di un bond da 30 milioni a scadenza aprile 2020 e cedola 6,375%, emesso nell’aprile 2015.
Tornando a quanto accade nel campo della cordata concorrente a quella che oggi sembra quindi favorita per aggiudicarsi Ferrarini, ieri Opas ha annunciato il lancio insieme a Salumificio Franchi, storico salumificio piemontese, di un polo della carne rosa italiana (si veda qui il comunicato stampa). La partnership è stata suggellata da uno scambio azionario: Alimentagri, socio di controllo di Salumificio Franchi, ha rilevato il 10% di Opas, che a sua volta è entrata nel capitale di Franchi con il 49%. Nell’operazione, che si è sostanziata in uno scambio di azioni carta contro carta, Alimentagri è stata assistita da EY come advisor finanziario e per l’attività di due diligence legale, fiscale e ambientale, e da Grimaldi Studio Legale per gli aspetti contrattuali. Opas è stata affiancata da Studio Legale Ciotta & Ronchi e da EY per gli aspetti valutativi.
L’accordo tra Opas e Franchi permetterà a quest’ultima di sviluppare ulteriormente i segmenti di budelli, prosciutti crudi e quello delle mortadelle, sia con filiere certificate e tracciate 100% carni italiane sia tramite successive aggregazioni. La partnership da una parte garantisce alla carne rosa italiana un sempre maggiore sbocco sul mercato nazionale e dall’altro consolida e certifica la qualità dei prodotti Franchi, anche attraverso la partecipazione di Opas alla società.
Salumificio Franchi è stato fondato nel 1924 a Grignasco Valsesia da Francesco Franchi per poi stabilirsi a fine anni 70 a Borgosesia, attuale sede della società. L’azienda nell’estate del 2020 è stata acquisita da Alimentagri, società di Antonio Posa, già manager del Gruppo BF Spa (ex Bonifiche Ferraresi), che con importanti investimenti lo ha rivitalizzato portando in poco più di un anno a un balzo del 30% del volume d’affari e proiettando la società verso l’obiettivo di 25 milioni di euro entro il 2024. Alimentagri dopo l’operazione mantiene il 51% del capitale sociale del Salumificio Franchi che oggi è presente, come da tradizione, nei segmenti senza glutine del salame Piemonte IGP, cacciatore DOP, salame Napoli e prosciutto cotto. La società ha chiuso il 2020 con ricavi per 5,6 milioni, un ebitda negativo di 1,34 milioni e una liquidità netta di 1,64 milioni (si veda qui l’analisi di Leanus, una volta registrati gratuitamente).
Di tutt’altra stazza Opas, che nel 2020 ha fatturato più di 312 milioni di euro, generando un ebitda di 2,7 milioni a fronte di un debito netto di poco superiore ai 23 milioni.
Posa, ceo di Franchi, ha spiegato: “Questa operazione si inserisce nel piano di sviluppo subito avviato in luglio, in seguito all’ operazione di salvataggio che ha permesso ad un brand storico italiano di tornare ad essere protagonista nel mercato degli insaccati italiani. La partnership con Opas permette alla nostra realtà di legarsi a doppio filo con il più importante network integrato nazionale di carne rosa. Per un brand come il nostro la qualità di una materia prima 100% nazionale certificata, tracciata e garantita in ogni aspetto è fondamentale. I nostri consumatori devono essere consapevoli che ogni nostro prodotto è il frutto dell’integrazione delle migliori pratiche esistenti oggi in questo comparto.”
Valerio Pizzi, ceo di Opas, ha aggiunto: “Gli allevatori che aderiscono a Opas hanno da sempre impostato la loro attività imprenditoriale nel pieno rispetto delle norme relative al benessere animale, alla salvaguardia delle condizioni naturali e garantiscono un prodotto dalle elevate caratteristiche organolettiche che distinguono la carne rosa di suino da quella rossa dei bovini e quella bianca degli avicoli. Questi valori sono, oltretutto, certificati ed aggiornati annualmente nel bilancio ambientale redatto da Opas per testimoniare concretamente e garantire il consumatore nell’avere a disposizione sulle proprie tavole un prodotto di qualità. La filiera che da oggi va ad integrarsi con il salumificio Franchi è, quindi, un’operazione che intende ulteriormente essere a vantaggio del consumatore finale”.
Opas è la più grande organizzazione del comparto in Italia (rappresenta il 12% della suinicoltura italiana), in grado di allevare suini pesanti e intermedi programmando e diversificando le forniture di filiera a favore delle richieste della distribuzione. Sviluppa l’attività principalmente nella macellazione e vendita di suini conferiti dai soci (che hanno obbligo di conferire almeno il 75% della loro produzione in base alla normativa comunitaria delle Organizzazioni di prodotto). I suoi soci provengono dalle maggiori aree produttive dell’agricoltura italiana: regioni notoriamente a vocazione zootecnica del nostro Paese. Opas ha sede a Mantova e svolge le proprie attività nello stabilimento di Carpi (Modena). L’organizzazione ha un fatturato di circa 300 milioni di euro e occupa quotidianamente oltre 600 persone di 25 etnie diverse, perfettamente formate professionalmente ed integrate nel tessuto sociale emiliano.














