Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 10 dell’8 luglio 2023
di Stefania Peveraro
Nel panorama del tech transfer italiano c’è un soggetto che, lanciato in pompa magna tre anni fa dal governo, a oggi non ha ancora investito nulla, sebbene sia seduto su una dotazione di 500 milioni di euro. Si tratta di Enea Tech e Biomedical, che gestisce per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (ex MiSE) il Fondo per il Trasferimento Tecnologico e il Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale biomedico. Strutturata come fondazione, era stata inizialmente costituita con il nome di Fondazione Enea Tech nell’agosto 2020 dall’allora ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli che aveva firmato il decreto di approvazione dello statuto della fondazione, che doveva gestire il primo fondo italiano di matrice pubblica dedicato al trasferimento tecnologico (si veda altro articolo di BeBeez), la cui costituzione era stata prevista dall’art. 42 del Decreto Rilancio (si veda altro articolo di BeBeez). A gennaio 2021 Enea Tech aveva poi annunciato la sigla di un accordo di collaborazione con il CNR e i suoi 88 istituti di ricerca, finalizzato alla valorizzazione della ricerca scientifica e delle tecnologie innovative, favorendo l’investimento in iniziative di trasferimento tecnologico e a inizio febbraio dello stesso anno aveva stretto tre partnership con Fondazione Bruno Kessler (FBK), Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Human Technopole (HT) con l’obiettivo di collaborare a progetti per il trasferimento e la valorizzazione di tecnologie e soluzioni sviluppate nelle strutture dei tre centri di ricerca (si veda altro articolo di BeBeez).
Da allora, però, non si è visto nessun investimento, mentre Enea Tech ha cambiato più volte nome e management team, in balìa delle diverse correnti politiche. Molto interessante l’articolo pubblicato da Wired lo scorso aprile, che ripercorre tutta la storia. Partito sotto la guida della presidente Anna Tampieri e del direttore Salvo Mizzi con il governo Conte, Enea Tech ha cambiato poi una prima volta nome in Enea Biomedical Tech sotto il governo Draghi (art. 31 Decreto Sostegni bis n. 73/2021), per includere anche un focus di investimento sul settore biotech, e successivamente, a fine 2021, il nome è cambiato di nuovo nell’attuale Fondazione Enea Tech e Biomedical. Intanto a inizio gennaio 2022 alla presidenza è stato nominato l’ex ministro delle Finanze del governo Conte uno, Giovanni Tria, affiancato dal direttore generale Marco Baccanti (si veda qui il comunicato stampa di allora). Baccanti vanta un curriculum di tutto rispetto: per sette anni ha guidato l’Autorità biotech del Sud Australia, è stato direttore esecutivo di un parco di ricerca negli Emirati Arabi e prima ancora al timone del San Raffaele Biomedical Science Park a Milano. Ma Baccanti, che già lo scorso marzo era dato in uscita (si veda qui il Corriere della Sera), è stato sostituito nel suo ruolo a partire dallo scorso 1° maggio da Maria Cristina Porta, a sua volta già membro del Consiglio di amministrazione, con Baccanti che è comunque rimasto nel Cda. Porta proviene da ComeNext, l’incubatore d’impresa dove ha lavorato per nove anni ed è stata Head of incubation and open innovation.
Anche la dotazione è andata un po’ a fisarmonica, sebbene, come detto, a oggi non sia ancora stato investito un euro. Inizialmente erano stati stanziati 500 milioni, dopodiché nel luglio 2021 la dotazione era stata aumentata a 900 milioni di euro, di cui 250 milioni vincolati al sostegno delle startup e il resto al biomedicale. A settembre 2021, però, un decreto del MISE aveva tolto quei 400 milioni in più, per restituirli a Invitalia.
Intanto, lo scorso aprile, pochi giorni prima dell’insediamento del nuovo dg, Enea Tech e Biomedical ha pubblicato una manifestazione di interesse rivolta a startup, pmi e spin off universitari per lo sviluppo e il potenziamento di progetti innovativi significativi nei settori della medicina di precisione e del digital health per il radicamento e la valorizzazione della ricerca, delle competenze e delle imprese emergenti in Italia. La manifestazione d’interesse poteva essere inoltrata a partire dall’ 11 aprile 2023 e fino allo scorso 20 giugno, con la fondazione che potrà intervenire attraverso investimenti in equity e quasi equity. In particolare, per i progetti di technology transfer il valore per ciascuna iniziativa potrà essere compreso tra 100 mila e 15 milioni di euro. Una prima call era già stata lanciata dalla fondazione poco dopo il lancio a inizio 2021, vi avevano risposto circa mille startup, ma poi non era stato dato nulla a nessuno. Speriamo questa sia la volta buona.













