Un totale di 127 round per 917 milioni di euro di investimenti complessivi da parte degli investitori di venture capital italiani ed esteri in startup o scaleup italiane ed estere con fondatori italiani. E’ il bilancio dell’attività della filiera del venture capital italiano nel primo semestre 2026, così come mappato nell’ultimo report dell’Osservatorio Venture Capital Monitor – VeM presentato ieri e che si confrontano con i 589 milioni di investimenti su 158 round dello stesso periodo del 2025 e con i 419 round per 2,3 miliardi di euro dell’intero 2025 (si veda altro articolo di BeBeez). Lo studio è stato realizzato dall’Osservatorio VeM attivo presso Università LIUC e AIFI, e realizzato grazie al contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e KPMG, e al supporto istituzionale di CDP Venture Capital sgr e IBAN, il più grande network italiano di business angel (si vedano qui il comunicato stampa e qui le slide di presentazione).
PIù nel dettaglio, le startup e le scaleup con sede in Italia hanno raccolto capitali per un totale di 679 milioni di euro, in aumento del 37% rispetto ai 494 milioni del primo semestre 2025, pur a fronte di una riduzione del numero di round da 146 a 117 (-20%). Mentre le startup estere fondate da imprenditori italiani hanno raccolto 238 milioni di euro contro i 95 milioni dello stesso periodo del 2025, mentre il numero delle operazioni è sceso leggermente da 12 a 10.
Considerando l’intera filiera dell’early stage, che comprende venture capital, corporate venture capital e business angel, gli investimenti in startup italiane salgono però a 690 milioni di euro distribuiti su 130 round, rispetto ai 516 milioni su 160 operazioni del primo semestre 2025. Di questi, 334 milioni derivano da investimenti di venture capital e corporate venture capital, 345 milioni da sindacazioni tra fondi di venture capital, corporate venture capital e business angel e 11 milioni dai soli business angel. A quest’ultimo proposito, Paolo Anselmo, presidente di IBAN, ha sottolineatocome “il numero di operazioni in cui sono stati coinvolti i business angel italiani rimane sostanzialmente stabile e si accompagna al progressivo aumento di deal sempre più grandi”, pur evidenziando come l’instabilità normativa degli ultimi mesi abbia portato a un dimezzamento dell’ammontare complessivo investito dai business angel.
Sul fronte dell’andamento del mercato, l‘indice proprietario VeM-i torna a crescere dopo un avvio d’anno più debole, raggiungendo quota 1.375 nel secondo trimestre del 2026. Secondo Giovanni Fusaro, direttore del Venture Capital Monitor, “il secondo trimestre segna una ripresa dell’attività di investimento rispetto a un inizio anno partito a rilento”, mentre per la seconda parte dell’anno i segnali positivi arrivano sia dall’aumento dell’ammontare investito sia dal flusso costante di operazioni di Technology Transfer.
Quest’ultimo segmento di mercato negli ultimi anni ha molto beneficiato dell’attività dei poli e dei fondi promossi da CDP Venture Capital sgr: dal 2023 a oggi sono stati investiti quasi 1,2 miliardi di euro su 374 operazioni, con un effetto leva superiore a 700 milioni di capitali privati. Nei primi sei mesi del 2026 il comparto ha già registrato oltre 100 milioni di euro investiti in 33 operazioni, un livello superiore alla media annua del periodo 2018-2022.
Anche la composizione geografica dei capitali cambia sensibilmente. Nel primo semestre il 70% dell’ammontare investito è riconducibile a investitori domestici, mentre gli operatori internazionali rappresentano il restante 30%, in netto calo rispetto al 45% registrato sull’intero 2025. Rimane invece stabile la presenza delle corporate, coinvolte nel 24% dei round, confermando il crescente ruolo del corporate venture capital nell’ecosistema italiano.
Dal punto di vista territoriale, la Lombardia continua a rappresentare il principale polo dell’innovazione italiana, con 43 società target, pari al 51% degli investimenti initial censiti nel semestre, davanti a Lazio (12%) ed Emilia-Romagna (8%).
Non cambia nemmeno la geografia settoriale del venture capital italiano. L’ICT rafforza ulteriormente la propria leadership, rappresentando il 42% delle società finanziate, rispetto al 41% dello stesso periodo del 2025. All’interno del comparto cresce il peso delle enterprise technologies, che arrivano al 90% degli investimenti ICT, mentre i digital consumer services scendono al 10%. Seguono i servizi finanziari (13%) e l’healthcare (12%). E infatti Luca Pagetti, Head of Crescita Startup ed Ecosistemi Innovazione di Intesa Sanpaolo Innovation Center, ha confermato che il semestre evidenzia “segnali positivi di crescita e di maturità”, con investimenti in aumento su un minor numero di operazioni e una crescente concentrazione verso società che hanno già validato le proprie tecnologie, in particolare nel segmento delle enterprise technologies”.
Guardando allo scenario internazionale, Alessandro Soprano, partner di KPMG, ha infine osservato che il venture capital globale continua a essere trainato dai grandi round sull’intelligenza artificiale, con circa 560 miliardi di dollari investiti nel primo semestre, già superiori all’intero 2025, a conferma della crescente polarizzazione dei capitali verso le tecnologie più innovative e scalabili (sui dati del venture capital globale, si veda questo articolo di BeBeez).
A brevissimo sarà pubblicato il Report Venture capital H1 2026 di BeBeez
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