
di Sergio Governale
L’Ivass-Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni ha concesso a Banca MPS-Monte dei Paschi di Siena l’autorizzazione preventiva all’acquisizione, tramite Mediobanca, di una partecipazione qualificata in Assicurazioni Generali (si veda qui il comunicato stampa). Il via libera costituisce un passaggio regolamentare nell’ambito dell’offerta pubblica di scambio da 13,3 miliardi di euro lanciata lo scorso gennaio dall’istituto di credito senese su Piazzetta Cuccia (si veda qui il comunicato stampa di allora), primo azionista del Leone di Trieste con una quota del 13,1% (si veda qui l’azionariato).
L’operazione, subordinata al completamento dell’iter autorizzativo con il via libera dell’Antitrust e della BCE atteso tra fine maggio e inizio luglio, ha come obiettivo la creazione di un polo bancario nazionale con un forte presidio nei segmenti retail, corporate e wealth management. L’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, ha ribadito che la quota in Generali, pur rappresentando una potenziale leva strategica, non è essenziale al successo dell’operazione. La definizione ricorrente, anche nelle comunicazioni ufficiali, è infatti “nice to have”.
L’aggregazione mira al consolidamento del sistema bancario italiano, ma incontra ancora resistenze tra gli azionisti. Tra i grandi soci di MPS, la holding Delfin della famiglia Del Vecchio – che possiede quasi il 10% del capitale – ha espresso cautela, sottolineando l’assenza di dettagli sull’offerta. A complicare ulteriormente il quadro è arrivato il piano di Mediobanca di utilizzare la propria partecipazione in Generali come contropartita per acquisire Banca Generali (si veda altro articolo di BeBeez), con l’intento di rafforzare la propria posizione nel risparmio gestito, rendendosi al contempo meno attrattiva per un’acquisizione da parte di MPS.
L’offerta del gruppo di Siena prevede attualmente un concambio di 2,533 azioni MPS per ciascuna azione Mediobanca, adeguato tecnicamente in seguito allo stacco dei dividendi. Tale aggiustamento deriva dal pagamento di 0,86 euro per azione da parte di MPS e di 0,56 euro per azione da parte di Mediobanca (si veda qui il comunicato stampa). Il nuovo rapporto di scambio riflette una revisione tecnica, senza implicazioni sostanziali sull’offerta, ma comporta uno sconto implicito del 7,4% sui valori correnti di mercato, pari a un divario valutativo di circa 1,2 miliardi.
Nelle prossime settimane si attendono ulteriori sviluppi sul piano autorizzativo e le reazioni formali da parte degli altri attori coinvolti, inclusi i vertici di Generali, che ieri si sono riuniti per l’approvazione della trimestrale (i cui risultati saranno comunicati stamattina) e potrebbero nominare advisor per valutare gli impatti dell’operazione. Resta aperta anche la posizione dell’azionista Francesco Gaetano Caltagirone, favorevole a un esame in assemblea. Il periodo di adesione all’offerta, salvo rinvii, dovrebbe aprirsi a fine giugno e concludersi entro luglio.
Intanto, come riporta Repubblica, sia Lovaglio che Alberto Nagel, ceo di Mediobanca, sono a Londra a parlare con gli investitori istituzionali e la settimana prossima il road show farà tappa a New York. Questo perché i grandi investitori si sono spaccati sul voto per l’ops lanciata da MPS, come rivelato da MF-Milano Finanza: Vanguard, Pimco, Norges, Amundi e i comparti di Mediolanum ed Eurizon hanno detto sì all’offerta, mentre il no sono arrivati da Fidelity, Santander, Lazard e Morgan Stanley. Entrambi i banchieri stanno quindi cercando di convincere i gestori della bontà del loro progetto, ma le prospettive sono molto diverse. Se Lovaglio vede la recente offerta di Mediobanca su Banca Generali non ostativa al fatto che MPS possa alla fine conquistare entrambe, dall’altra parte Nagel vede le due operazioni come alternative. Se gli investitori daranno retta a Lovaglio allora dovranno votare sì all’assemblea di Mediobanca del 16 giugno che deve dare il via all’ops su Banca Generali e poi da inizio luglio gli stessi dovranno consegnare le proprie azioni Mediobanca all’offerta di MPS. Al contrario, se Nagel sarà più convincente, gli stessi investitori dovranno dare il via libera in assemblea, ma poi tenersi le azioni strette in mano senza consegnarle al gruppo di Siena.
“Questo consolidamento tra Mediobanca e MPS ha molto poco senso, perché il Monte dei Paschi di Siena non compra una banca commerciale aumentando la sua quota di mercato in Italia, ma sta cercando di comprare una banca che fa una cosa diversa, senza tra l’altro avere le dimensioni”, ha spiegato ieri Nagel a Class CNBC (si veda qui il video). Il manager ha convocato il 4 giugno la riunione del patto di consultazione tra i soci di Mediobanca per presentare l’ops su Banca Generali, il cui documento d’offerta è stato depositato presso la Consob nei giorni scorsi (si veda qui il comunicato stampa).















