Imminente l’approdo in borsa per Bending Spoons, la tech company di matrice italiana ma oggi leader globale nel consolidamento e ottimizzazione di asset digitali, fondata da Francesco Patarnello, Matteo Danieli, Luca Ferrari e Luca Querella. La società, che vede nel proprio capitale la presenza del terzo fondo di Renaissance Partners nonché di StarTIP, la strategia di venture capital di Tamburi Investment Partners, ha infatti depositato presso la Security and Exchange Commission (SEC) la proposta di IPO e quotazione al Nasdaq, con annesso Prospetto Preliminare (si veda qui il modulo F1con annesso Prospetto e qui il comunicato stampa).
I tempi dell’offerta, il numero di azioni da in offerta e la relativa fascia di prezzo non sono ancora stati determinati, motivo per cui nel Prospetto, nella sezione dedicata all’Offerta, ci sono ancora parecchi spazi bianchi ma l’operazione, che ha conosciuto una decisa accelerazione lo scorso gennaio (si veda altro articolo di BeBeez), è in dirittura d’arrivo, tanto che sono stati designati i joint-bookrunner, ossia Goldman Sachs (che ha già assistito Bendig Spoons su diverse operazioni), JP Morgan e Allen & Company . Numerose le banche coinvolte nell’operazione, tra cui anche alcune italiane. Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banca Akros – Gruppo Banco BPM, infatti, svolgono il ruolo di joint book-running manager, insieme a Wells Fargo Securities, BofA Securities, Jefferies, Evercore ISI, BNP Paribas, Mizuho, Societe Generale e Crédit Agricole CIB.
In ogni caso già la versione preliminare del documento di offerta dà un’idea dell’accelerazione della scaleup, oggi uno dei pochi unicorni italiani assieme a Satispay e ScalaPay. I ricavi complessivi sono balzati da 387 milioni di dollari nel 2023 a 1,31 miliardi di dollari nel 2025 (per un tasso di crescita medio annuo dell’84%). La crescita è trainata dal passaggio dei prodotti acquisiti a modelli di abbonamento ricorrente (SaaS/Subscription), dall’ottimizzazione dei flussi di marketing e da una drastica riduzione dei costi operativi fissi delle controllate, ottenuta eliminando le ridondanze strutturali. Ma la crescita dei ricavi nel primo trimestre del 2026 è stata esponenziale superando i 600 milioni di dollari dai circa 260 dello stesso periodo del 2025, per un utile pre-tasse di 76 milioni di dollari contro una perdita di 27 milioni nel primo trimestre 2025.
La strategia alla base di questa impennata consiste nell’acquisire aziende digitali esistenti e ripensarle da zero, ottimizzandone il codice, l’infrastruttura tecnologica, l’esperienza utente e il pricing. L’azienda applica pratiche non convenzionali: priorità al potenziale e al talento rispetto all’esperienza consolidata (molte funzioni apicali sono guidate da under 40 cresciuti internamente), focus sui ritorni finanziari assoluti anziché sulla crescita organica dei ricavi, e ristrutturazione aggressiva per riportare le società acquisite allo status di “startup snelle” e di generatori di tecnologia. Oggi questo sistema serve oltre 500 milioni di utenti attivi mensili. Il portafoglio include brand storici e piattaforme di larga scala come AOL, Eventbrite, Evernote, Vimeo, WeTransfer, StreamYard, Remini, komoot e Harvest.
Il successo poggia sulla Spooners Platform, una struttura centralizzata di ingegneri, data scientist e product manager ad alta densità di talento. I team vengono allocati in modo flessibile per ristrutturare i business acquisiti. L’IA è il motore interno della produttività. Al primo trimestre 2026, oltre il 90% delle proposte di modifica ai software aziendali (pull requests) è generato o co-generato dall’IA. Questo ha più che raddoppiato i ricavi per dipendente (Full Time Equivalent) da 1,1 milioni di dollari nel 2023 a 2,6 milioni nel 2025 e e 1 milione di dollari nel primo trimestre del 2026. Questo ovviamente non mette in discussione la strategia basata sulle acquisizioni, che anzi resta l’elemento centrale della performance finanziaria, tanto da far somigliare Bending Spoons a una forma estrema di fondo venture capital o anche di perpetual compounder. Il gruppo ha infatti mappato oltre 1.000 potenziali target digitali (pubblici e privati) per un mercato stimato in 400 miliardi di dollari di ricavi annui.
Tra l’altro, nell’ultimo trimestre di quest’anno il 76% dei ricavi è venuto da acquisizioni effettuate dopo la fine del 2024, il che è anche intuitivo in quanto al crescere dell’azienda crescono le risorse finanziarie e quindi anche la dimensione delle aziende in portafoglio. Ed è significativo che tra i fattori di rischio il gruppo evidenzi la non scontata capacità di identificare, acquisire e ristrutturare asset. Inoltre, le recenti e massicce acquisizioni (AOL, Eventbrite, Vimeo) potrebbero richiedere più tempo del previsto per raggiungere la redditività target o generare conflitti di integrazione.
I flussi di cassa operativi vengono sistematicamente reinvestiti nel ciclo di M&A, ma le acquisizioni sono storicamente finanziate anche con un mix di debito ed equity. A questo proposito ricordiamo che nel marzo 2025 Bending Spoons ha ottenuto un prestito in direct lending di 600 milioni di dollari dai fondi di Silver Point Capital e da altri investitori (si veda altro articolo di BeBeez). Pochi mesi dopo, ad agosto, l’unicorno si era assicurato 500 milioni di euro di venture debt da JP Morgan, BNP Paribas e Crédit Agricole, Banco BPM, Bank of America, Barclays, Goldman Sachs, HSBC, Intesa Sanpaolo, Mizuho, Société Générale e Wells Fargo (si veda altro articolo di BeBeez).
Sul versante equity, ricordiamo il megaround da 710 milioni di dollari concluso nell’ottobre dello scorso anno (si veda altro articolo di BeBeez) per una valutazione pre-money di 11 miliardi di dollari (si veda qui il comunicato stampa di allora), che costituisce la pietra di paragone per l’imminente offerta.
A questo poposito va sottolineato che l’offerta comprende sia azioni ordinarie di nuova emissione (volte a raccogliere capitale per scopi aziendali generali e future acquisizioni) sia titoli vendute dagli azionisti esistenti, dalle quali la società non riceverà proventi. E’ previsto il collocamento di 120,2 milioni di azioni ordinarie senza diritto di opzione, mentre altri 51 milioni, sempre senza diritto di opzione, sono riservati ai piani di incentivazione dei dipendenti. A questo proposito, va segnalato che lo scorso 28 maggio 28, è stato deciso un raggruppamento di azioni (reverse stock split), nel rapporto di 1 a 2, che ha ridotto il numero di azioni da 1.347 milioni a 673 milioni. Quindi la partre di aumento di capitale corrisponde a una quota di circa il 20% del capitale post-IPO.
Dato che il management in alcube interviste ha espreeso l’aspettativa di raggiungere un ebitda di circa 1,5 miliardi di dollari nel 2026, in base al multiplo medio, di circa 15 volte l’Ebitda, del settore hi-tech, che corrisponde a una valutazioen di circa 22 miliardi di dollari, il doppio del megaround, l’importo del collocamento dovrebbe quindi superare i 4 miliardi di dollari.
La struttura del capitale post-IPO prevede due classi azionarie:
- Azioni Ordinarie: 1 voto per azione, quotate sul mercato, non convertibili.
- Azioni di Classe A: 5 voti per azione, non quotate e convertibili alla pari in ordinarie. I fondatori manterranno il controllo della maggioranza dei diritti di voto complessivi tramite le azioni di Classe A, blindando la governance strategica a lungo termine.
A questo punto restano solo da conoscere i parametri numerici dell’offerta.

Bending Spoons è monitorata
da BeBeez Private Data,
il database del private capital di BeBeez, supportato dal fondo FSI
Scopri qui come abbonarti per un mese o per un anno
Prenota qui una demo in videocall con il nostro database manager














