Accelera il processo di risanamento della ATB, grande gruppo industriale bresciano che fa capo a Sergio Trombini e tra i nomi di riferimento nella produzione di impianti e macchinari per l’industria pesante, come quella siderurgica e petrolifera , e grandi infrastrutture tra cui gli impianti di generazione di energia, in special modo l’idroelettrico.
Ieri infatti il Tribunale di Brescia ha omologato gli accordi di ristrutturazione dei debiti stipulati da una delle principali controllate del gruppo, cioè ATB Riva Calzoni spa, punta di diamante del core business del gruppo, con la totalità dei creditori finanziari, tra cui, secondo quanto risulta a BeBeez, Deutsche Bank, Unicredit e BPER, nell’ambito di una procedura di Composizione Negoziata della Crisi ex art. 57 del CCII (Codice della Crisi di Imprese e dell’Insolvenza), alla quale l’azienda di Roncadelle aveva avuto accesso nel corso del 2024 dopo averne fatto richiesta nel novembre dell’anno precedente (si veda qui il comunicato stampa).
Alla fine del 2024 era stato quindi raggiunto l’accordo con le banche creditrici. Lo scorso 26 giugno lo stesso accordo, in base al quale le banche hanno approvato il piano di risanamento della società e la relativa manovra finanziaria, confermando le linee di credito in essere e concedendo una moratoria sull’indebitamento a medio/lungo termine (si veda qui il bilancio 2024 di Atb Riva Calzoni), è stato sottoscritto dagli istituti di credito e sottoposto il successivo 7 luglio per omologazione al Tribunale di Brescia, cosa che il foro bresciano ha fatto appunto ieri.
La società è stata assistita da Gianni & Origoni in qualità di advisor legale, da KPMG in qualità di advisor finanziario e dal dott. Luigi De Anna, in qualità di attestatore. Le banche creditrici sono state assistite da Simmons & Simmons, Giovannelli e Associati e BLF Studio Legale.
Negli ultimi anni il gruppo Atb si era trovato in difficoltà finanziarie a causa delle traversie di uno dei suoi principali clienti, ossia Acciaierie d’Italia, soprattutto presso l’Ilva di Taranto, che avevano indotto il gruppo siderurgico a sospendere i pagamenti su importanti commesse. La generale incertezza economica in Europa seguita allo scoppio della guerra in Ucraina, con conseguente caduta degli investimenti nel Vecchio Continente, aveva comportato nel 2023 una sospensione dei principali cantieri idroelettrici.
A questo punto il management guidato dal presidente Trombini, ha concordato con le banche creditrici un piano di rientro e di rilancio imperniato su una graduale uscita dal business legato al settore oil & gas, per concentrarsi sulle attrezzature legate alla produzione idroelettrica, comparto che vede Atb Riva Calzoni impegnata in diverse aree del mondo, dal Lesotho all’Australia, dal Messico al Canada.
Proprio in attuazione di questa strategia, sempre lo scorso giugno era stata siglata la cessione della divisione Oil & Gas al gruppo austriaco Christof, previo conferimento dei relativi asset a una newco, cioè Marghera Oil & Gas srl, di cui Christof ha rilevato l’85% (si veda altro articolo di BeBeez). Poche settimane prima, a fine aprile, la società aveva inoltre ceduto, per alcuni milioni di euro, il sito produttivo di Artogne dove si svolgevano lavori di carpenteria, saldatura, lavorazioni meccaniche, verniciatura e montaggio.
“Il riassetto strategico del business si è reso necessario per poter meglio affrontare le nuove sfide dei mercati in forte evoluzione. Pur non abbandonando definitivamente il settore oil&gas, che ha rappresentato un pezzo di storia importante di ATB, il focus principale verrà ora dedicato al mercato del grande idroelettrico e del nucleare, settori nei quali intravediamo un forte potenziale di crescita”, aveva dichiarato all’epoca Trombini.
Oltre ai passi appena ricordati, e ovviamente all’accordo con le banche, il piano di rientro di ATB Riva Calzoni si articola sul completamento di tutte le commesse in portafoglio per la Divisione HE in ambito Oil&Gas, nei tempi concordati con i clienti e na crescita importante della divisione HME ed un consolidamento della divisione HE sempre più concentrata nel settore nucleare. In quest’ultimo ambito, la società è impegnata anche su alcuni progetti legati alla fusione.
Già il 2024 ha visto un notevole miglioramento della performance finanziaria, con un fatturato di 112 milioni contro i 77 del 2023, un ebitda tornato positivo per 8,1 milioni contro un rosso di 3,5 milioni nell’anno precedente, e un debito netto stabilizzato a 34,5 milioni (si veda qui il report di Leanus dopo essersi registrati gratuitamente). Nel frattempo, il 2025 si è aperto con un portafoglio ordini di 346 milioni, tale da lasciare tutti tranquilli fino a fine 2026.













