15.2 €
Autore: Mariangela Cianti Rinaldi
Casa editrice: Trentaeditore
Anno di pubblicazione: 2024
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Siamo alla fine dell’anno pucciniano, cento anni dalla morte di Puccini, a Bruxelles il 29 novembre del 1924 moriva il compositore giorno e al teatro Odeon di Firenze, in stile Belle époque, oggi libreria Giunti, è stato presentato Sapor di Note. Golosa rilettura delle opere di Giacomo Puccini di Mariangela Cianti Rinaldi, studiosa da anni di storia del cibo e amante da sempre della musica, cresciuta con le note di Puccini, passione ricevuta in famiglia che ha ricordato come la mamma al posto delle favole le raccontava le opere. Il libro, edito da Trenta Editore, uscito lo scorso luglio, ha una veste leggera, accattivante nella grafica con disegni curati, uno stile dalle note vintage e un forato molto maneggevole. Leggero e prezioso ad un tempo, segue quella leggerezza dalla profonda cultura di Giacomo Puccini che infatti spesso non fu apprezzato adeguatamente. Il cibo, che per il Maestro, era uno dei grandi piaceri del vivere -Puccini ha vissuto di grandi passioni, la musica e le donne in primis, un intreccio fatale, pensando anche alle sue interpreti – e dettagli minuti, che paiono quasi trascurabili, affiorano nei suoi libretti. L’autrice è in quest’ottica, da vera ricercatrice, che parte per il suo viaggio, sottolineando come il cibo per il compositore non sia mai fine a se stesso ma ci introduca alla convivialità, al personaggio e all’ambiente nel quale si svolge una certa scena. Il testo è poi corredato anche da alcune ricette che svelano ad un tempo la passione per il viaggio, per la conoscenza ad ampio raggio del mondo – come il Milk Punch che deve aver conosciuto in uno dei suoi viaggi in America – e l’attaccamento alle sue radici, la passione per l’olio e il pesce o la cacciagione lacustre, innamorato com’era del Lago di Massaciuccoli; e rivelano altresì i tempi duri, della miseria, le prime cene con l’amante, Elvira, che poi è stata la donna di una vita, con un mazzo di cipolle, o i suoi esordi milanesi.
Nella Manon Lescaut ad un certo punto si parla di ‘cioccolata e rinfreschi’ perché l’ambientazione è legata all’epoca francese di Luigi XV e il cioccolato sapeva di esotico, di lusso e soprattutto era considerato il cibo afrodisiaco per eccellenza tanto che al re si serviva minestra di sedano e cioccolato. In Tosca, dramma di amore e morte, la tavola di Scarpia, polizia pontificia, è ricolma di ogni bene e in attesa della protagonista mangia un’ala di fagiano, la selvaggina ritenuta più nobile e ancora una volta afrodisiaca. Durante l’aria “Vissi d’arte, vissi d’amore”, Scarpia beve del caffè, altro cibo afrodisiaco. Nella romantica Bohème, Mimì chiede la crema mentre gli altri commensali ordinano cibi sontuosi e questa richiesta è allusiva di chi ha bisogno di tenerezza e affetto. La crema torna, molti anni dopo, nel 1907 ne La fanciulla del West, infatti i due innamorati mangiano insieme biscotti e crema. In Gianni Schicchi, opera della trilogia toscana, il cibo ci riporta al Trecento fiorentino, quando durante la scena che vede il morto sul catafalco, la gente agitarsi d’intorno pensando all’eredità, a un bambino che disturba, viene data una moneta per comprare dei ‘confortini’. Questi sono dolcetti medioevali molto ricchi, con miele e mandorle, che usavano mettere in saccoccia i pellegrini sulla via di Roma per aver appunto un po’ di conforto e che sembra siano stati introdotti da un monaco tedesco che si fermò a riposare a Siena, offrendoli a chi gli aveva dato ospitalità. Di questi dolcetti ne parla Lorenzo il Magnifico. Il contrasto tra le due culture, quella americana e quella giapponese, in Madame Butterfly, è segnata dalla richiesta di whishy in un desco con cibo nipponico che prelude all’inconciliabilità di due mondi. E ancora in Suor Angelica, il carretto delle suore che porta il cibo per il convento sa di semplicità e campagna toscana con olio, burro, uova, noci e altri cibi semplici; come semplici sono i gusti di Puccini, amante della caccia e della cacciagione, dei dolci anche se poi scoprì di essere diabetico e del caffè che trovava corroborante. Oggi se possiamo ascoltarne la musica dobbiamo ringraziare proprio il caffè che scaldava le notti del maestro.
A cura di Mila Fiorentini















