Il Consiglio di amministrazione del gruppo di Trevi Finanziaria Industriale (Trevifin) ha approvato l’8 maggio scorso la proposta definitiva di aumento di capitale per un massimo di 440 milioni di euro e del piano di ristrutturazione del debito della società, su cui ora dovranno pronunciarsi le banche creditrici (si veda il comunicato stampa). Se la proposta otterrà l’avallo delle banche, allora tra fine maggio e inizio giugno Trevi dovrebbe presentare la domanda di omologa di accordi di ristrutturazione del debito ai sensi dell’articolo 182-bis Legge fallimentare al Tribunale di Forlì, lo stesso che ha ammesso lal concordato preventivo con riserva nell’aprile scorso Trevi Holding SE, la holding con la quale la famiglia Trevisani controlla il gruppo quotato a Piazza Affari specializzato in ingegneria delle perforazioni del sottosuolo (si veda altro articolo di BeBeez).
Lo scorso dicembre il Cda del gruppo aveva deliberato un aumento di capitale da 440 milioni di euro, di cui 130 milioni per cassa da parte degli azionisti attuali e 310 milioni a fronte della conversione di parte dei crediti finanziari a capitale (si veda altro articolo di BeBeez). Il Cda dell’8 maggio ha sostanzialmente confermato quanto annunciato a dicembre e prevede:
(i) l’aumento di capitale da offrirsi in opzione per 130 milioni di euro, in relazione al quale gli azionisti FSI Investimenti spa (controllata da Cdp Equity, che oggi detiene il 16,85%) e il fondo di investimento Usa Polaris Capital Management (10%) hanno confermato la disponibilità ad assumere un impegno di sottoscrizione per un totale di 77,4 milioni, mentre la restante parte, se non sarà sottoscritta in opzione dal mercato, sarà sottoscritta dalle banche finanziatrici attraverso la conversione dei relativi crediti;
(ii) la conversione in azioni ordinarie dei crediti vantati da parte delle banche, secondo un rapporto di 4,5 a 1 (vale a dire mediante attribuzione alle banche di azioni ordinarie di nuova emissione per un controvalore di un euro per ogni 4,5 euro di crediti convertiti), per un importo massimo di 310 milioni in parte, ove necessario, a garanzia dell’eventuale inoptato e, per la parte residua, per sottoscrivere e liberare un aumento di capitale riservato;
(iii) la dismissione delle controllate Drillmec e Petreven, attive nel settore dell’Oil&Gas, in favore del gruppo indiano MEIL (Megha Engineering & Infrastructures Limited) e la destinazione dei relativi proventi netti al rimborso del debito gravante, rispettivamente, su ciascuna di tali società;
(iv) la concessione di nuova finanza, per un importo massimo di 52,6 milioni (che potrebbe ridursi in caso di importi in eccesso dalla vendita delle due società rispetto all’indebitamento oggetto di rimborso);
(v) la concessione di nuove linee credito per firma a supporto del piano;
(vi) la messa a disposizione di una parte della nuova finanza per cassa e di una parte delle nuove linee di credito per firma anche durante il periodo intercorrente tra la data di deposito e la data di omologa dell’accordo di ristrutturazione ai sensi dell’articolo 182-bis L.F., subordinatamente all’ottenimento dell’autorizzazione da parte del Tribunale competente;
(vii) il consolidamento e il riscadenziamento del debito bancario residuo sino a tutto il 31 dicembre 2024, salvi i casi di rimborso anticipato obbligatorio, e la modifica dei relativi termini e condizioni;
(viii) il riscadenziamento sino a tutto il 31 dicembre 2024, e la modifica dei relativi termini e condizioni del minibond da 50 milioni di euro emesso da Trevifin il 28 luglio 2014 (si veda altro articolo di BeBeez).
L’approvazione di questa manovra finanziaria avrà un effetto patrimoniale positivo di 390-440 milioni di euro per Trevi, a seconda del livello di adesione all’aumento di capitale. Inoltre, le permetterà di raggiungere entro il 2020 obiettivi finanziari e patrimoniali sostenibili e in linea con i principali concorrenti, oltre che con quanto già deliberato dal Consiglio di Amministrazione. Ora la parola sulla manovra finanziaria di Trevi passa alle banche finanziatrici.
Intanto a fine marzo 2019 la posizione finanziaria netta di Trevi è salita a 700, 8 milioni di euro dai 619 milioni di fine 2017 e dai 650 milioni di fine marzo 2018 (si veda qui il comunicato stampa). Si tratta però di risultati gestionali e non ufficiali, perché Trevi non ha ancora approvato il bilancio al 31 dicembre 2017, la relazione semestrale al 30 giugno 2018, il resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2018 e il bilancio al 31 dicembre 2018. Gli ultimi dati ufficiali relativi a fatturato e margini sono quelli di fine giugno 2017, quando i ricavi consolidati erano scesi a 460 milioni di euro (dai 519,3 milioni del primo semestre 2016), soprattutto a causa di un calo di 49,3 milioni nel settore oil&gas, con un ebitda negativo per 18,8 milioni, in crollo di 81,2 milioni da un ebitda positivo per 62,3 milioni nel primo semestre 2016, con la conseguenza di registrare una perdita netta di ben 118,3 milioni (da una perdita di 23,6 milioni nel semestre 2016).
Il Cda di Trevifin, auspicando in una risposta positiva delle banche, confida di poter approvare, in occasione dell’assemblea che sarà chiamata a deliberare sui testi definitivi degli accordi di ripatrimonailizzazione, anche i progetti di bilancio 2017 e 2018.















