La fintech italiana Credimi ha lanciato ieri Credimi Commerce, il prestito nato per spingere la digitalizzazione delle pmi italiane (si vedano qui il comunicato stampa e qui la presentazione completa).
Il prodotto è stato studiato per le piccole e medie imprese (incluse le ditte individuali) che fatturano almeno 50 mila euro, attive da oltre 2 anni, e che desiderano investire nella digitalizzazione. Credimi lo ha sviluppato in partnership con agenzie digitali, tra cui Key-One, MODO | We Code Design, Queryo, Six Socks Studio, Sketchin, vtenext, Webidoo.
Il finanziamento, legato all’avvio di progetti digitali, è assistito dal Fondo di Garanzia per le pmi e si richiede online in pochi minuti, 24 ore su 24. L’importo finanziabile va da un minimo di 12 mila euro a un massimo di un milione ed è versato direttamente da Credimi all’agenzia, selezionata con modalità descritte più avanti. Il finanziamento ha una durata di 5 anni ed è rimborsabile a rate a partire dal quinto trimestre dalla data di erogazione. Non sono previste commissioni o interessi a carico dell’impresa.
L’impresa richiede Credimi Commerce direttamente sul sito di Credimi, indicando anche gli obiettivi di crescita che vuole raggiungere attraverso il digitale. Credimi verifica la finanziabilità dell’azienda in tre giorni lavorativi e successivamente seleziona l’agenzia adatta a sviluppare il progetto digitale, mettendola in contatto con l’azienda. Gli specialisti dell’agenzia e l’imprenditore lavoreranno insieme per definire il progetto: quando l’imprenditore lo avrà approvato e avrà sottoscritto il finanziamento, l’agenzia darà il via alla realizzazione.
Il servizio è stato sviluppato da Credimi a seguito di uno studio dei bisogni dei suoi clienti, condotto nel settembre scorso insieme a Nextplora su un campione di 1.200 aziende clienti. Secondo la ricerca, il 30% delle società di capitali italiane ritiene la digitalizzazione “una tappa fondamentale del processo di crescita” dell’azienda”. Nell’ultimo anno, le aziende che hanno acquistato un servizio o realizzato un’attività legata al digitale sono state soprattutto quelle dei servizi (68%), seguite da quelle dell’industria (59%) e del commercio (57%). I rispettivi investimenti passati hanno riguardato però il “minimo sindacale richiesto da una società” (sito, digital marketing, social media), mentre poche hanno investito, per esempio, nell’e-commerce. Nella maggior parte dei casi, l’investimento medio effettuato è stato modesto, inferiore a 10 mila euro nell’ultimo anno. Esiste quindi un grosso divario tra la necessità di investire e gli investimenti effettuati. Lo studio ha anche indagato le cause: le aziende sono frenate dalla paura di non conoscere bene la materia, di spendere soldi senza risultati soddisfacenti e di non avere un’idea chiara dei costi. Solo un quarto delle aziende è frenata negli investimenti nel digitale dalla mancanza di risorse economiche.
Ignazio Rocco, ceo e fondatore di Credimi, ha spiegato: “Abbiamo ascoltato i bisogni delle pmi e da questa osservazione è nato Credimi Commerce, il cui nome è stato scelto proprio dalle imprese nostre clienti. Non solo è importante agevolare l’accesso al credito per le imprese, ma è quanto mai fondamentale supportarle nel percorso di investimento di queste risorse, sia per semplificarne i processi, sia per aiutarle ad adottare strumenti e partner giusti per la loro crescita”.
Fondata nel 2017 da Ignazio Rocco di Torrepadula, ex senior partner di BCG, insieme a un team di giovani con esperienza tecnologica e finanziaria, Credimi ha sinora raccolto oltre 18 milioni di euro di capitali dagli investitori, in due diversi round: il primo da 8 milioni, in due tranche successive chiuse a febbraio 2016, raccolto presso noti imprenditori e professionisti della finanza (si veda altro articolo di BeBeez) e l’altro da 10 milioni di euro nel settembre 2018, guidato da UV2 (United Ventures sgr) e Vertis Venture 2 Scaleup (Vertis sgr) (si veda altro articolo di BeBeez).
Credimi dal lancio ha erogato oltre 1,6 miliardi di euro alle pmi italiane, raccolti dal mercato dei capitali tramite cartolarizzazioni emesse dallo spv Lumen e sottoscritte da grandi banche, come Banca Generali, Banca Sella, Banca di Asti, Banco Desio, Deutsche Bank. Quest’ultima nel marzo scorso ha sottoscritto una cartolarizzazione da 170 milioni insieme a Banca Sella (si veda altro articolo di BeBeez). L’operazione, per la parte relativa a Deutsche Bank, era nota da inizio gennaio (si veda altro articolo di BeBeez), quando si era anche detto che, contestualmente alla sottoscrizione delle note asset-backed, Deutsche Bank aveva anche sottoscritto un pacchetto di warrant, che, una volta esercitati, porteranno la banca a detenere il 2% del capitale di Credimi.
Ricordiamo che nel settembre 2020 sempre Banca Sella ha sottoscritto integralmente i titoli rivenienti da un nuova operazione di cartolarizzazione di prestiti alle pmi erogati da Credimi fino a un importo di 32 milioni di euro (si veda altro articolo di BeBeez). Nell’agosto 2020 Banca del Piemonte e Banca di Asti si sono impegnate a investire 30 milioni di euro nei titoli della cartolarizzazione dei prestiti alle pmi nell’ambito dell’operazione battezzata #OpenBankingAlliance e lanciata da Credimi nel giugno 2020 con il supporto di Banco Desio (si veda altro articolo di BeBeez).Banco Desio aveva infatti siglato un accordo con Credimi che impegna la banca a investire 50 milioni di euro in finanziamenti alle pmi che passino dalla piattaforma(si veda altro articolo di BeBeez).
A inizio aprile 2020, a pandemia appena scoppiata, Credimi aveva strutturato la cartolarizzazione Italianonsiferma con Generali, tramite il suo Fondo Straordinario Internazionale lanciato per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, con Generali anchor investor della tranche junior, con una quota da 10 milioni di euro su un target finale di raccolta di 100 milioni (si veda altro articolo di BeBeez). Nel giugno 2020, a Generali si sono affiancate nel ruolo di anchor investor anche Finpiemonte e Fondazione CRT, il cui investimento di 4 milioni nella tranche junior ha permesso di aumentare di 40 milioni la potenza di fuoco dell’iniziativa. La cifra aggiuntiva è stata destinata alle pmi di Piemonte e Val d’Aosta. Garantita al 10% dai due nuovi anchor investor, il restante 90% è coperto, in conformità con il Decreto Liquidità, dal Fondo di Garanzia Pmi (si veda altro articolo di BeBeez). Entrambe le operazioni sono state effettuate in collaborazione con Banca Generali, che distribuisce il prodotto ai suoi clienti professionali, con l’obiettivo di mobilitare velocemente il risparmio privato italiano a supporto dell’economia reale.
Credimi è il maggiore erogatore tra i digital lender europei secondo P2P Market Data. Il 95% dei suoi clienti ha un fatturato inferiore a 10 milioni di euro. La open bank conta 80 dipendenti ed è regolata come una banca: l’unica differenza è che ha la licenza da intermediario e non raccoglie risorse a titolo di deposito.















