Nuova rinegoziazione del debito e capitali freschi in arrivo per Caffitaly System spa, produttore di capsule e macchine da caffè che fa capo a Coffeelux Société Anonyme, controllata dal private equity paneuropeo Alpha (si veda altro articolo di BeBeez), e partecipata al 49% dalla finanziaria belga CNP-Compagnie Nationale à Portefeuille della famiglia Frère (si veda altro articolo di BeBeez).
La società, infatti, sta per concludere un accordo di ristrutturazione del debito che prevede sia nuovi fondi dagli azionisti sia un taglio dell’attuale debito bancario.
Lo ha scritto Bloomberg citando persone a conoscenza della questione, secondo le quali Alpha Group e CNP immetterebbero in azienda quasi 40 milioni di euro. Contestualmente, il pool di banche debitrici, guidate da BNP Paribas sa dovrebbe convertire circa la metà della loro esposizione di 150 milioni di euro in strumenti simili al capitale azionario per alleggerire il carico del debito, ha spiegato Bloomberg citando fonti anonime. Nel debito bancario di Caffitaly è coinvolto anche l’investitore di credito alternativo Polus Capital Management, avendolo acquistato negli ultimi mesi a sconto, hanno precisato le fonti.
Caffitaly, interpellata da BeBeez, non ha commentato, così come aveva fatto con Bloomberg e così come avevano fatto Alpha e Polus con l’agenzia di stampa, cui non hanno risposto immediatamente nemmeno CNP e BNPo.
Ricordiamo che già a febbraio 2024 Caffitaly aveva intavolato con le banche una trattativa di rinegoziazione dei 200 milioni di euro di debito contratto nel 2017 all’epoca dell’ingresso di CNP (si veda altro articolo di BeBeez), con l’obiettivo di dotarsi di una nuova linea di credito per circa 150 milioni da parte di un pool di istituti di credito, tra cui era presente anche il gruppo francese (si veda altro articolo di BeBeez).
Caffitaly System, nata nel 2005 dall’idea di un gruppo di imprenditori uniti dalla passione per il caffè, è oggi tra i primi 5 produttori di caffè monodose al mondo, secondo il sito della società che commercializza in più di 70 Paesi al mondo il suo sistema “Caffitaly System” con capsule e macchine, oltre ad un ampio parco di capsule compatibili.
Nel 2022, ultimo bilancio disponibile, la società aveva generato 145,6 milioni di euro di ricavi e un ebitda di 16,5 milioni, chiudendo il bilancio con una perdita di 4,1 milioni, a fronte di un patrimonio netto pari a 240,4 milioni (si veda qui il database di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente).
L’azienda ha sofferto a causa dell’aumento dei costi delle materie prime seguito alla guerra in Ucraina, oltre che per la concorrenza maggiore sul mercato italiano e per il calo produttivo determinato dalla perdita di una commessa di Lavazza nell’estate 2023, che ha portato alla cassa integrazione ordinaria come misura per affrontare la situazione di difficoltà acuita dalla già elevata esposizione bancaria (fonte: Il Resto del Carlino).
Di conseguenza, ad aprile di quest’anno Caffitaly ha presentato istanza di applicazione di misure protettive del patrimonio, per impedire ai creditori di intraprendere azioni esecutive o cautelari. “Ci auguriamo che si colga questa occasione per abbinare un piano industriale, che serva per sistemare le cose”, aveva detto commentando l’accesso a questa misura Marco Ramponi segretario della Flai Cgil di Bologna.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Bloomberg la società è stata spinta a colloqui di ristrutturazione del debito poiché la maggior parte dei suoi prestiti bancari erano in scadenza a ottobre, anche se alla fine del mese scorso un tribunale di Bologna le ha concesso un’estensione della protezione dai creditori fino al 2 dicembre.
In precedenza, la società aveva chiesto ai suoi consulenti di Houlihan Lokey Inc. di cercare potenziali finanziamenti di terze parti prima di concentrarsi su una soluzione all’interno della sua attuale base di stakeholder. Houlihan Lokey è l’advisor che aveva assistito Caffitaly durante la precedente operazione di rinegoziazione del debito.














