
CDP Equity, controllata di Cassa Depositi e Prestiti, ha annunciato ieri la vendita dell’intera sua quota del 39% di FSI sgr. A comprare è stata la stessa società di fondi di private equity guidata da Maurizio Tamagnini (si veda qui il comunicato stampa). All’operazione è stata data esecuzione dopo aver ottenuto la relativa autorizzazione di Banca d’Italia.
Per CDP, sottolinea la nota, “l’operazione è in linea con il piano strategico 2022-2024 e in particolare con il principio di razionalizzazione e rotazione delle partecipazioni esistenti una volta raggiunti gli obiettivi prefissati. FSI sgr proseguirà lo sviluppo come gestore indipendente e autonomo, avendo consolidato il proprio ruolo nel settore del private equity in Italia”. In sostanza, quindi, l’sgr potrà vantare una divisione netta tra i suoi soci e i sottoscrittori dei fondi, caratteristica questa sempre più apprezzata dai regolatori e dagli investitori.
Che qualcosa bollisse in pentola era noto dallo scorso novembre, quando appunto CDP aveva presentato il suo Piano Strategico che ha introdotto una nuova logica di gestione delle partecipazioni dirette di equity e dei nuovi interventi. Da una parte quelle considerate strategiche, dove CDP manterrà un ruolo di azionista stabile a presidio di infrastrutture o asset rilevanti per il Paese; dall’altra gli interventi di scopo, dove l’impegno è finalizzato alla crescita o alla stabilizzazione di imprese in settori chiave, ma con logiche di uscita e di rotazione di capitale. In questo ambito, cosi come nel private equity e venture capital, dove è previsto un impegno crescente del gruppo Cdp, l’operatività si dovrà basare sul principio del crowding-in, cioè sulla capacità di attrarre risorse da altri investitori (si veda altro articolo di BeBeez). In quest’ottica di recente si sono diffuse anche voci a proposito di una imminente cessione della quota di CDP in QuattroR sgr, società di gestione di fondi di turnaround, di cui CDP è anchor investor e oggi partecipata al 40%.
Tornando a FSI sgr, ricordiamo che era stata costituita dalla stessa CDP nel 2016, contestualmente alla costituzione di CDP Equity, nell’ambito della riorganizzazione di quello che era il Fondo Strategico Italiano, allora guidato dallo stesso Tamagnini (si veda altro articolo di BeBeez). CDP Equity era nata con il compito di gestire partecipazioni in aziende di grande dimensione a rilevanza sistemica, in un’ottica di lungo periodo. E in quest’ottica CDP Equity aveva ereditato allora le partecipazioni in Ansaldo Energia, Metroweb, Saipem e Sia. Era rimasta in vita inoltre anche FSI Investimenti, società quest’ultima partecipata dalla Kuwait Investment Authority (KIA) e da CDP Equity. Quanto a FSI sgr era invece stata costituita con l’obiettivo di supportare i piani di crescita di aziende medio-grandi con significative prospettive di sviluppo anche attraverso l’attrazione di capitali esteri e privati.
FSI era inizialmente controllata al 100% da CDP, ma già da subito era stato previsto che aprisse il proprio capitale ad altri azionisti e al management. E infatti erano poi entrati nel capitale appunto i manager con 41% e Poste Vita con il 9,9%. Il successivo cambio di controllo per FSI sgr era poi avvenuto ad agosto 2017 (si veda altro articolo BeBeez), con il principale azionista, con il 51% del capitale, che era diventato Magenta 71 srl, ovvero il veicolo di proprietà dell’amministratore delegato Maurizio Tamagnini (51%) e degli altri manager della sgr, cioé l’investment director Marco Tugnolo (22%) e il chief investment officer Barnaba Ravanne (27%). CDP aveva infatti ceduto a Magenta 71 il 10% delle quote della partecipata, scendendo così dal 49% al 39% e permettendo a Tamagnini e i suoi di salire al 51%. Immutata, invece, la partecipazione di Poste Vita, rimasta cos il 9,9% della sgr.
Il passaggio di testimone nel 2017 era stato deciso per favorire la raccolta del primo fondo lanciato a luglio 2017 dalla sgr, di cui CDP si era impegnata a essere anchor investor. Il fondo ha poi chiuso la raccolta nel marzo 2019 a quota 1,4 miliardi di euro (si veda altro articolo di BeBeez). Tra gli investitori si contano Mediolanum e tutte le principali banche italiane da UniCredit, a Intesa Sanpaolo, a Banco-BPM, sino a Mediobanca. Ci sono anche le Fondazioni Cariplo e CRT e poi ovviamente ci sono CDP (con un impegno da 500 milioni) e Poste Vita. Infine, nel parterre sono presenti i primari investitori internazionali in fondi di capitale di rischio, tra cui Tikehau Capital, e alcuni fondi sovrani come KIA (Kuwait), l’European Investment Fund, QIA (Qatar), Temasek (Singapore) e SOFAZ (State Oil Fund of Republic of Azerbaijan).















