“Contrariamente a quanto riportato da alcuni media, BC Partners continua ad essere impegnata sul proprio investimento in Coin e non sta al momento considerando la cessione dell’azienda”, ha precisato in un comunicato stampa nei giorni scorsi Nikos Stathopoulos, managing partner di BC Partners, che controlla Coin affiancato da Ontario Teachers Pension Plan e da Investindustrial.
Il riferimento è a quanto rivelato a inizio settembre dal Corriere della Sera, secondo cui gli azionisti di Coin avrebbero intenzione di cedere i negozi a insegna Coin, meno profittevoli di quelli OVS, che contano su un fatturato di circa 410 milioni, considerando anche i due negozi Excelsior (Milano e Verona) per una valorizzazione di circa 200 milioni di euro.
Stathopoulos ha aggiunto anche che “il demerger di OVS da Coin, coerentemente con la nostra strategia, consentirà ad entrambe le aziende di crescere indipendenti l’una dall’altra e di valorizzare le opportunità presenti nei rispettivi segmenti di mercato. BC Partner è determinata a continuare supportare entrambe le società nel loro percorso di crescita”.
Indipendentemente da quanto poi affettivamente verrà deciso dagli azionisti per Coin, OVS dovrebbe sbarcare a Piazza Affari a novembre, visto che il nulla osta di Borsa Italiana e di Consob è atteso per metà ottobre (si veda altro articolo di BeBeez).
MF-Milano Finanza ha rivelato nei giorni scorsi che, secondo quanto emerge dal verbale dell’assemblea lo scorso 23 luglio, il gruppo Coin ha conferito tutte le attività sotto le insegne Ovs e Upim (Ovs, Ovs Kids, Upim, Blukids) a OVS srl, poi trasformata in spa. Dai documenti societari emerge che alla nuova creatura è stato assegnato, dal professionista chiamato a redigere la perizia di stima finalizzata al conferimento del ramo d’azienda, un valore di 389,87 milioni. Cifra che rappresenta il controvalore dell’aumento di capitale con conferimento in natura nella newco OVS.
Questo primo passo serve per dare un valore alla società quotanda all’interno di un percorso che prevede un’offerta globale con l’azionista unico che cederà una partecipazione significativa del 20-25% e un aumento di capitale, aperto a investitori italiani ed esteri (in particolare statunitensi) del valore di 250 milioni. Il tutto per arrivare a un flottante di almeno il 35-40% sul mercato. Ma per la valutazione di OVS si punterà a un multiplo di 10 volte l’ultimo ebitda, il che assegna implicitamente all’azienda un enterprise value totale di 1,5 miliardi.
Il management di Coin, guidato dall’ad Stefano Beraldo, ha infatti definito il business plan 2014-2017 di OVS. Il piano prevede che il fatturato salirà da 1,2 miliardi dell’esercizio fiscale 2013-2014 (la società chiude il bilancio il 31 gennaio) a 1,47 miliardi, mentre il mol passerà da 150,3 a 198,8 milioni e l’utile da 15,8 a 63,7 milioni. Nello stesso periodo di riferimento il debito finanziario netto scenderà da 726,1 a 550,8 milioni a fronte di un patrimonio che balzerà da 388,1 a 557,2 milioni.
Per centrare questi obiettivi finanziari, la nuova OVS che oggi conta in Italia 855 punti vendita, oltre a una presenza capillare in Croazia, Bulgaria e Serbia (più la branch per i mercati del Far East), punta all’apertura di 52 negozi a marchio Ovs e Ovs Kids per ogni anno di piano e altri 70 (annui) a marchio Upim per un totale di quasi 300 nuove insegne. Alle quali si aggiungeranno poi i 33 store della catena Bernardi (bimbo) che saranno convertiti a marchio Upim. Dal punto di vista del prodotto si punterà soprattutto all’abbigliamento kids e all’ingresso nel fitness e nella gioielleria. Il tutto senza trascurare altre acquisizioni.














