Sembra finalmente mancare un soffio al cambio di proprietà per Terminale GNL Adriatico srl, nota anche come Adriatic LNG, controllata oggi al 70,68% dal colosso petrolifero statunitense ExxonMobil e partecipata da QatarEnergy tramite Qatar Terminal Limited (22,02%) e da Snam (7,3%).
Secondo quanto riferito ieri da Reuters, infatti, a un passo dall’acquisizione della società che gestisce il rigassificatore di Porto Levante (Rovigo), il più grande terminale italiano di importazione di GNL (gas naturale liquefatto) con una capacità di 9 miliardi di metri cubi l’anno a circa quindici chilometri dalla costa veneta, sarebbe il gruppo internazionale specializzato nello stoccaggio di idrocarburi VTTI, controllato dalla multinazionale olandese Vitol (con il 45% tramite Vitol Investment Partnership II), dal fondo australiano IFM Investors (con il 45% attraverso IFM Global Infrastructure Fund) e dalla emiratina ADNOC-Abu Dhabi National Oil Company (con il 10%). Un’operazione che sarebbe valutata 800 milioni di euro.
VTTI è tornato alla carica su Adriatic LNG dopo che a dicembre 2023 il fondo statunitense BlackRock ha abbandonato la trattativa in esclusiva con ExxonMobil (si veda altro articolo di BeBeez). Il gruppo partecipato da Vitol punta così ad avere un ruolo di peso nel mercato europeo del GNL in un momento in cui l’Italia sta aumentando le sue importazioni di GNL per compensare in parte il metano che riceveva tramite gasdotto dalla Russia prima della guerra in Ucraina.
Ricordiamo che Vitol punta a rafforzarsi anche direttamente nel Belpaese, dove ha stipulato meno di un mese fa un accordo con la famiglia Moratti per l’acquisto del 35% di Saras (si veda altro articolo di BeBeez), che prevede il successivo lancio di un’opa totalitaria a 1,75 euro per azione.
Tornando ad Adriatic LNG, una volta firmato l’accordo tra ExxonMobil-QatarEnergy e VTTI, dato per imminente, Snam avrà 45 giorni per decidere se esercitare il diritto di prelazione per aumentare la propria partecipazione nel progetto, come ricordato a più riprese dall’amministratore delegato Stefano Venier. La società italiana intende infatti rafforzare la propria influenza su un asset considerato strategico per il Paese, poiché quello di Rovigo è l’unico terminale italiano di GNL in grado di ricevere le cosiddette navi di scala super large, con una capacità fino a 217mila metri cubi liquidi. L’ipotesi è che Snam possa rilevare solo la quota di QatarEnergy, salendo quindi al 30% circa di Adriatic LNG. La prelazione, però, sarà esercitabile dopo che ExxonMobil avrà concluso l’accordo con VTTI.
Una delle fonti citate da Reuters ha però affermato che non si possono escludere sorprese dell’ultimo minuto nel tentativo di acquisto della maggioranza di Adriatic LNG. Ricordiamo che nei mesi scorsi si erano detti interessati al dossier anche l’asset manager tedesco IKAV, l’investitore Igneo Infrastructure Partners, affiliato al gigante degli investimenti australiano First Sentier Investors, e il fondo statunitense Stonepeak.
Adriatic GNL, presieduta da Mohammed Ibrahim A. Al Sada e guidata da Timothy J. Kelly, ha registrato nel 2022 un fatturato di oltre 352 milioni di euro, in crescita del 108,5% rispetto all’esercizio precedente, un ebitda di 166,7 milioni (più 47,3% rispetto al 2021) e una liquidità netta di 24,3 milioni (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente). Nel 2022 ha pagato dividendi per 61,3 milioni. Il balzo della marginalità è dovuto a ricavi commerciali superiori alla media per via del contesto caratterizzato da prezzi e domanda di gas elevati. Nel 2021 l’ebitda era infatti di quasi 76,7 milioni di euro a fronte di ricavi per 169 milioni, mentre nel 2020 era di 79,9 milioni rispetto a un fatturato di 166,5 milioni.
Dal 2009 ad oggi Adriatic LNG, che rappresenta la terza fonte di ingresso per il gas naturale in Italia, ha contribuito alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, immettendo nella rete nazionale circa 85 miliardi di metri cubi di gas naturale e accogliendo carichi di Gnl provenienti da diversi Paesi fornitori, tra cui Qatar, Stati Uniti, Trinidad e Tobago, Guinea Equatoriale, Angola, Norvegia, Egitto e di recente anche Mozambico, e da Paesi di riesportazione, come Cina, Belgio, Francia. L’impianto al largo delle coste del Delta del Po è una piattaforma lunga 375 metri e larga 115 metri, collegata alla rete di distribuzione italiana del gas tramite un metanodotto.
A maggio 2023 la giunta della Regione Veneto ha approvato l’intesa per permettere allo Stato di rilasciare l’autorizzazione all’aumento della capacità massima di rigassificazione del terminale off shore da 9 miliardi a 9,6 miliardi di metri cubi l’anno. Un nuovo apporto che prevede un conseguente aumento del numero di navi metaniere che attraccheranno e scaricheranno al terminale, valutato in 5-7 navi l’anno.
Il principale utilizzatore del rigassificatore di Rovigo è il gruppo Edison, che ha una capacità contrattualizzata fino al 2034 pari a 6,3 miliardi di metri cubi. Snam, controllata dallo Stato italiano attraverso CDP, da pochi giorni è in trattativa esclusiva per l’acquisto di Edison Stoccaggio, assistita dagli advisor Rothschild e Société Générale. Snam gestisce la maggior parte dei siti di stoccaggio del gas in Italia e intende espandere la propria capacità. A maggio Edison, assistita nell’operazione dagli advisors Intesa Sanpaolo e Lazard, ha indicato un valore del business di stoccaggio di gas naturale di oltre 500 milioni di euro. Edison Stoccaggio ha tre concessioni a Collalto (Treviso), Cellino (Teramo) e San Potito e Cotignola (Ravenna) per una capacità complessiva pari a circa un miliardo di metri cubi (si vedano qui il comunicato stampa di Edison e qui quello di Snam).
















