
di Paola Stringa
C’è l’ampliamento dell’attività all’estero nei progetti di In-Lire, network italiano di moneta complementare, che conta ormai oltre 1600 aziende e oltre 2000 conti in-Lire operativi, dopo l’acquisizione annunciata nei giorni scorsi e relativa a Umbrex, ramo d’azienda della Link 3C Società Cooperativa, un circuito con all’attivo 300 pmi attive nella regione Umbria(si veda altro articolo BeBeez). Lo ha detto a BeBeez Romi Fuke, fondatore e presidente della startup fondata a Torino nel 2017 da lui stesso insieme al socio Marco Negro, anticipando che per finanziarsi la società ora cerca un partner industriale.
Ha detto infatti Fuke: “Una volta consolidata la rete in Italia, abbiamo in progetto di esportare il Made in Italy all’estero, puntando a vendere beni e servizi della pmi italiana che ha ormai, fuori, un forte valore reputazionale. Siamo riusciti a fare le acquisizioni con il flusso di cassa che ci arriva dall’attività ordinaria, senza raccolta di denaro. Ma per internazionalizzare avremo bisogno di capitali terzi, ci servirà nuova forza finanziaria. Ma non stiamo più pensando, nel nostro progredire, al mercato pubblico, bensì alla ricerca di un partner industriale”.
Ricordiamo che la startup aveva incassato il suo primo round nell’agosto del 2019, sottoscritto da un club deal guidato dall’incubatore BeMyCompany, fondato da Antonio Quintino Chieffo (si veda altro articolo di BeBeez) e che oggi possiede una quota del 6,12%. Nel luglio 2020 In-Lire si è poi trasformata in società per azioni e nel settembre dello stesso anno aveva annunciato l’imminente lancio di una campagna di equity crowdfunding da 500 mila euro sulla piattaforma We Are Starting, propedeutica alla quotazione (si veda altro articolo di BeBeez), ma poi l’operazione non era partita, viste le difficoltà dei mercati in tempo di pandemia.
Il mercato del credito complementare in Italia e in Europa è in crescita e sta acquisendo sempre più rilevanza, anche in funzione di una fase storica in cui c’è sempre meno liquidità per le piccole e medie imprese. Sia in Italia sia in Europa i network di moneta complementare vengono considerati circuiti chiusi, valori riconosciuti solo dentro un certo perimetro, perciò l’attività non è sorvegliata perché viene considerata alla stregua dei ticket restaurant, dei buoni spesa di un super mercato. L’unica moneta complementare soggetta a sorveglianza, il cui circuito si è trasformato in un istituto di credito, è il circuito svizzero WIR, nato nel 1934 per far fronte alla crisi, quando un gruppo di imprenditori si è auto finanziato e ha messo in comune i propri asset.
“In questo momento in cui le banche stanno ricominciando a chiudere i rubinetti, o a tirare i remi in barca, quasi tutti i settori hanno necessità di trovare fonti alternative di finanziamento. Manca lo strumento della liquidità per proseguire”, ha sottolineato Fuke, aggiungendo che “cià si traduce spesso in veri e propri blocchi operativi, ossia tavoli vuoti dei ristoranti, camere non prenotate negli alberghi, cantieri fermi, magazzino invenduto. Con le monete complementari si valorizza invece il potenziale inespresso delle imprese, vendendo beni e servizi che possono essere utilizzati per pagare altri beni e servizi da altri fornitori all’interno di un circuito. Non si tratta di una compensazione diretta, specifica, ma di una compensazione all’interno del circuito. Questo permette una moltiplicazione di opportunità”.
E ha continuato Fuke: “Già durante periodo del lockdown dove c’erano tanti fermi operativi, ci sono state aziende che sono rimaste in piedi, grazie al fatto che hanno sviluppato siti di ecommerce, pagandoli con la vendita di altri beni e servizi ad altri membri del circuito, come forniture per ristoranti, spese per prodotti agroalimentari e così via. Per esempio un ristorante di Monza ha ristrutturato la sua facciata pagando i fornitori con moneta complementare. Il debito è stato ripagato vendendo ad altri associati le cene al ristorante”.
Nei periodi di crisi, una semplice iniezione di liquidità può non bastare a rilanciare l’economia locale. Il circuito di In-Lire è partito nel 2018 tra Lombardia e Piemonte con circa un centinaio di imprese. Esisteva, già dal 2009, il Sardex, che in Sardegna aveva aggregato più di 4000 aziende (oggi ne conta oltre 10.000 e 120 milioni di euro di transato, si veda altro articolo BeBeez e deciso di cominciare ad allargarsi e replicare il modello in altre regioni. Il modello prevedeva il pagamento di un canone annuale. E si stavano sviluppando, sempre dal mondo Sardex, i circuiti Umbrex e Tibex, rispettivamente in Umbria e in Lazio. Entrambi i circuiti sono poi stati acquisiti da In-Lire, con i precedenti soci di Tibex, riuniti in Gestione 3C srl, che hanno reinvestito in In-Lire e che oggi possiedono l’11,72% del capitale.
Il modello di business In-Lire si basa, oltre che sul canone annuale degli iscritti, anche sulla percentuali sulle transazioni per rendere sostenibile la crescita. Da inizio attività, ovvero metà luglio 2018, in-Lire ha totalizzato 34 milioni di euro di volume transato, mentre il volume nel solo 2022 supererà i 15 milioni di euro. Una grande crescita. Oltre 40.000 operazioni commerciali in 4 anni, dalle 1500 alle 2000 operazioni al mese.
“Siamo passati da 650 iscritti a 1600, tra acquisizioni e crescita ordinaria”, ha detto ancora Fuke, che ha aggiunto: “Oggi siamo radicati e forti anche nel centro Italia. In 8 regioni abbiamo una struttura commerciale consolidata e in 16 siamo già presenti con una platea di iscritti. Più si allarga lo scambio di beni e servizi, più diventa vantaggioso sia per gli iscritti che per il gestore”.
Gli iscritti al network di in-Lire appartengono a 50 categorie merceologiche, dal welfare al turismo, dal edilizia, al commercio allo sport. L’unico comparto che rimane al di fuori è quello industriale perché si approvvigiona prevalentemente all’estero. La selezione è più qualitativa che quantitativa. L’idea è matchare le opportunità e mettere assieme più imprenditori visionari più che rating da tripla A.
“Vogliamo accompagnare il cambiamento con soluzioni innovative”, ha aggiunto il fondatore, concudendo: “Cerchiamo di capire se il prodotto o il servizio sono di qualità. Poi, oltre alla selezione della nostra forza vendita, si genera una selezione naturale. La fiducia è l’elemento collante, la garanzia che il meccanismo funziona”.















