
Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 42 del 30 maggio 2026, parte dello speciale BeBeez Private Equity Backed Managers ICT &Software Awards 2026
di Stefania Peveraro
Da meno di 50 milioni di ricavi nel 2020 a oltre 300 milioni attesi nel 2026, passando da realtà prevalentemente italiana a piattaforma paneuropea leader nei servizi fiduciari digitali. È questa la traiettoria che ha consentito a Namirial di conquistare lo scorso 14 maggio ai BeBeez Private Equity Backed Managers Software & ICT Awards sia il premio Big Buyout sia quello per l’M&A trasformativo, consegnati da Stefania Peveraro, direttore di BeBeez, e Domenico Di Luccia, managing partner Di Luccia & Partners (si veda qui il video delle premiazioni).
Secondo il ceo Max Pellegrini, arrivato in azienda nel settembre 2020, la crescita è stata il risultato di una combinazione di managerializzazione, forte cultura imprenditoriale e acquisizioni mirate all’estero. “Quando sono arrivato l’azienda faceva meno di 50 milioni di fatturato, oggi siamo sopra i 300 milioni”, ha raccontato dal palco. “La cosa che abbiamo fatto bene è stata avere fin da subito una visione molto chiara di quello che volevamo diventare”.
Pellegrini ha spiegato come il punto di partenza fosse una società ancora fortemente domestica e poco strutturata sotto il profilo manageriale. “Quando sono arrivato eravamo principalmente un’azienda italiana che faceva meno del 10% del fatturato all’estero”, ha ricordato. “L’obiettivo fin da subito era diventare il numero uno in Europa in quello che facciamo noi”.
Namirial opera infatti nei servizi fiduciari digitali, cioè nelle piattaforme che certificano e gestiscono transazioni digitali attraverso identità digitale, firma elettronica, conservazione a norma, fatturazione elettronica e comunicazioni certificate. Un settore che negli ultimi anni ha beneficiato dell’accelerazione della digitalizzazione dei processi aziendali e regolamentari in tutta Europa.
Secondo Pellegrini, uno degli elementi decisivi è stato impostare subito una cultura internazionale. “Abbiamo iniziato immediatamente a costruire un team internazionale e a scrivere tutti i documenti in inglese”, ha spiegato. “Abbiamo cercato di portare dentro l’azienda una mentalità globale”.
Parallelamente è partito un profondo lavoro di managerializzazione. “L’azienda era molto imprenditoriale ma molto immatura”, ha raccontato il manager. “Non c’era un dipartimento finanziario strutturato, non c’erano report adeguati, mancava attenzione ai dati e all’organizzazione”. La sfida, secondo Pellegrini, è stata riuscire a mantenere l’energia imprenditoriale originaria introducendo al tempo stesso processi e governance più evoluti. “La cosa importante è stata combinare la forte imprenditorialità, l’entusiasmo e l’energia con la managerializzazione dell’azienda all’interno di una strategia chiara di crescita”.
Dopo una prima fase trainata soprattutto dalla crescita organica, dal 2022 il gruppo ha accelerato sull’m&a internazionale. “Abbiamo provato inizialmente a fare bootstrapping in alcuni Paesi, ma ci volevano almeno tre anni per avere ricavi significativi”, ha spiegato. “Attraverso acquisizioni di operatori locali riesci invece ad avere subito persone, clienti e footprint operativo da cui partire per sviluppare il business”.
Proprio questa strategia ha portato poi all’operazione che è valsa a Namirial il premio per l’M&A trasformativo: la fusione con la spagnola Signaturit, controllata dal fondo americano PSG Equity (si veda altro articolo di BeBeez). Pellegrini ha raccontato che tutto è nato quasi casualmente a Parigi, poco prima dell’avvio del processo che avrebbe portato all’ingresso di Bain Capital nel capitale di Namirial, al fianco di Ambienta sgr e del fondatore Enrico Giacomelli (si veda altro articolo di BeBeez). “Ho incontrato il ceo di Signaturit a Parigi e abbiamo subito condiviso una visione molto simile del futuro”, ha spiegato. “Eravamo estremamente complementari: loro erano molto forti in Spagna e Francia, noi in Italia”.
Secondo Pellegrini, il deal ha rappresentato il vero salto di scala europeo. “Signaturit valeva circa la metà di noi come valutazione, ma insieme siamo diventati il numero uno in Italia, Francia e Spagna”, ha raccontato. “A questo punto dobbiamo capire come diventarlo anche in Germania”.
Il manager ha poi sottolineato come l’operazione sia stata condotta in tempi estremamente rapidi e in una fase delicata del passaggio di controllo a Bain Capital. “L’abbiamo fatta tra signing e closing dell’operazione con Bain”, ha ricordato. “Tecnicamente loro non erano ancora proprietari di Namirial e non avevano ancora accesso completo ai numeri della società”.
Da qui, secondo Pellegrini, la prova di fiducia reciproca che ha caratterizzato il deal. “Da parte loro è stato un atto di grande coraggio e di forte ambizione”, ha spiegato. “C’era un rapporto di fiducia molto forte ed è stata un’operazione fatta con una visione industriale di lungo periodo”.
Infine, il ceo ha evidenziato come il timing anticipato dell’acquisizione rappresenti oggi uno dei principali driver di creazione di valore. “Quando fai un’operazione all’inizio del ciclo di investimento hai poi tutto il tempo per sviluppare sinergie industriali, commerciali e riduzioni di costo”, ha concluso. “È lì che si costruiscono davvero i benefici di lungo periodo”.
Lo speciale BeBeez Private Equity Backed Managers ICT &Software Awards 2026 include anche i seguenti articoli:
- Software & ICT, l’m&a dei fondi non si ferma: già 45 operazioni di private capital nel primo trimestre 2026
- Software & ICT, l’AI ridisegna il mercato: deal ancora forti, ma ora il vero rischio è non sapersi trasformare
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