Mentre prosegue la partita a scacchi tra gli azionisti di TIM in vista della riunione del ConsIglio di amministrazione Del 17 dicembre nella quale si attendono novità sul fronte dell’offerta recapitata da KKR per l’acquisto del gruppo tlc (si veda altro articolo di BeBeez), prosegue anche la strategia di alleanze di FiberCop, la nuova società in cui sono confluite la rete secondaria di TIM (Fiber-to-the-Home o FTTH, cioé dall’armadio in strada alle abitazioni dei clienti) e la rete in fibra sviluppata da FlashFiber, la joint-venture di TIM (80%) e Fastweb (20%) e che è oggi controllata da TIM al 58% e partecipata da KKR al 37,5% e da Fastweb al 4,5% (si veda altro articolo di BeBeez).
Ieri, infatti, TIM ha annunciato un nuovo accordo di coinvestimento in FiberCop siglato con Noip, provider che opera dal 2009, offrendo connettività Internet, telefonia e servizi a valore aggiunto su tutto il territorio nazionale, sia per il mercato consumer sia per il mercato business (si veda qui il comunicato stampa), mentre è dello scorso 30 novembre un analogo accordo siglato con AfinnaOne, società fondata nel 2010 che oggi è un player importante nel mondo della telefonia tradizionale con una componente strutturale di Digital Transformation, grazie all’introduzione della innovativa piattaforma DiPaaS,(Digital Platform as a Service) unica nel suo genere (si veda qui il comunicato stampa). Sempre a novembre era stato annunciato un simile accordo con Connectivia, operatore che offre connessioni FTTH su tutto il territorio nazionale, ma con particolare presenza in Costiera Amalfitana, dove ha coperto in FTTH a 1000 mega il 65% del territorio (si veda qui il comunicato stampa). Questi annunci seguono quelli relativi a due analoghi accordi siglati nei mesi scorsi con Iliad (si veda qui il comunicato stampa) e con Tiscali (si veda altro articolo di BeBeez).
Nel comunicato di ieri si legge che “Netoip utilizzerà la rete di accesso secondaria in fibra ottica fino alle abitazioni di FiberCop per sviluppare il mercato dell’accesso Fiber-to-the-Home (FTTH) su 9 comuni delle Marche e su altri comuni delle regioni Calabria, Sicilia e Sardegna. L’adesione di Netoip all’offerta di co-investimento, che il Gruppo TIM realizza tramite FiberCop, fa seguito a quella di altri importanti operatori e conferma la validità del piano di investimenti FiberCop che assicurerà la copertura FTTH al 75% delle aree grigie e nere del Paese entro il 2025”. Quanto all’accordo con AfinnaOne, il comunicato spiega che “AfinnaOne utilizzerà la rete di accesso secondaria in fibra ottica fino alle abitazioni di FiberCop secondo il modello ‘Accesso all’armadio ottico’, basata sull’acquisto, in modalità IRU a 20 anni, di apparati dell’infrastruttura in fibra dedicati (splitter primari e secondari e bretelle ottiche di connessione)”.
Ricordiamo che l’avvio dell’operatività di FiberCop risale allo scorso aprile, quando è stato siglato il closing dell’operazione con la quale il fondo KKR Global Infrastructure Investor III (attraverso Teemo Bidco sarl) a acquisito la sua quota del 37,5% di FiberCop da TIM per un controvalore di 1,8 miliardi, sulla base di un enterprise value di circa 7,7 miliardi di euro (equity value 4,7 miliardi di euro); e nel contempo il closing dell’operazione con la quale Fastweb ha sottoscritto azioni FiberCop corrispondenti al 4,5% del capitale della società, mediante conferimento del 20% detenuto in FlashFiber, che è stata contestualmente incorporata in FiberCop. Si stima che FiberCop avrà un ebitda di circa 900 milioni di euro ed Ebitda-Capex positivi a partire dal 2025.
Ricordiamo che, in base al documento che illustra l’offerta di co-investimento in FiberCop depositato da TIM all’Antitrust a inizio 2021, “potrà essere valutata l’eventuale proposta da parte di co-nvestitori di entrare nel capitale azionario di FiberCop (o di eventuali futuri veicoli locali da costituire qualora se ne determinino le condizioni), secondo modalità da concordare con gli azionisti di FiberCop, nel pieno rispetto dei diritti e delle prerogative riconosciute a questi ultimi, in virtù della disciplina statutaria e delle eventuali previsioni parasociali della medesima Società. Tale possibilità sarà aperta per un periodo di un anno dalla pubblicazione dell’offerta di co-investimento. In ogni caso, le eventuali richieste di partecipazione all’equity saranno subordinate all’assunzione di un adeguato commitment di utilizzo dei servizi della nuova infrastruttura a livello di Copertura Pianificata complessiva del progetto FiberCop”. Sulla struttura di questa offerta l’Antitrust ha avviato a fine marzo un’istruttoria e una consultazione pubblica, per verificare che i vari accordi che hanno portato alla nascita di FiberCop, inclusi quelli relativi alla sua operatività, non creino ostacoli alla concorrenza tra gli operatori nel medio e lungo termine e che gli stessi siano volti ad assicurare l’ammodernamento delle infrastrutture di telecomunicazione nel Paese (si veda qui la comunicazione Agcom). Lo scorso ottobre sono state poi pubblicate le risposte alla consultazione pubblica (si veda qui la sintesi delle risposte).
L’iter di cui sopra è parallelo a quello dell’istruttoria aperta dall’Antitrust a fine 2020 sull’operazione di investimento di Tiscali in FiberCop (si veda qui il provvedimento di avvio dell’istruttoria). Iter che ha poi portato lo scorso 13 settembre alla pubblicazione da parte dell’Authority di una lunga serie di impegni presi da parte di Telecom Italia, Fastweb, Teemo Bidco, FiberCop, Tiscali Italia e KKR (si veda qui la sezione del sito dell’Agcom dedicata agli accordi FiberCop).
Per fine mese sono attese dall’Agcom sia la decisioni dell’Agcom sull’offerta di coinvestimento sottoposta da Fibercop sia il parere sugli accordi stipulati fra TIM, Kkr, Fastweb e Tiscali.
Intanto nei giorni scorsi TIM ha nominato gli advisor che affiancheranno il Consiglio di amministrazione nella valutazione dell’offerta di KKR. Si tratta di Goldman Sachs e LionTree, in qualità di advisor finanziari, e di Gatti, Pavesi, Bianchi e Ludovici in qualità di advisor legale (si veda qui il comunicato stampa). Nella nota diffusa da TIM si legge inoltre che “gli advisor supporteranno il Consiglio di Amministrazione di TIM nell’analizzare anche possibili alternative strategiche per la miglior valorizzazione e/o sviluppo del gruppo e dei suoi asset nell’interesse della società, dei suoi azionisti e stakeholder”, con questo rimandando all’ipotesi alternativa che circola ultimamente e che riguarda una presa di controllo di TIM da parte di Cdp, con la sponda dell’azionista di riferimento francese Vivendi (si veda altro articolo di BeBeez),

Sempre nei giorni scorsi TIM ha anche comunicato una riorganizzazione del management team, a seguito del passo indietro dell’ex ceo Luigi Gubitosi e alla nomina a direttore generale del gruppo di Pietro Labriola, ceo di TIM Brasil (si veda altro articolo di BeBeez). Vice di Labriola è stato infatti nominato Stefano Siragusa, ex Chief Revenue, Information and Media Officer del gruppo, dopo essere stato presidente di Sparkle e di Inwit e prima ancora di Hitachi Rail STS (si veda qui il comunicato stampa). Contestualmente TIM ha annunciato che Nicola Grassi, Chief Technology & Operations Officer, e Carlo Nardello, Chief Strategy, Business Development & Transformation Officer, hanno lasciato l’azienda, con la funzione Chief Technology & Operations Officer che è confluita nella nuova funzione Chief Network, Operations & Wholesale Office affidata a Siragusa e con la nuova funzione Chief Strategy & Business Development Office che è stata affidata ad interim a Claudio Ongaro. Sono state inoltre costituite la funzione Chief Consumer, Small & Medium Market Office affidata ad interim a Labriola, la funzione Chief Enterprise Market Office affidata a Massimo Mancini e la funzione Brand Strategy & Commercial Communication affidata ad interim a Sandra Aitala. Infine la funzione Procurement è stata affidata ad interim a Simone De Rose, mentre Paolo Chiriotti, alle dirette dipendenze di Labriola, è il riferimento per la gestione dei progetti di business transformation.














