Nonostante le tensioni geopolitiche ed economiche, il fintech e insurtech italiano ha continuato a crescere nel 2022 e oggi risulta composto da 630 startup e scaleup, di cui 27 costituite dallo scorso gennaio, capaci di raccogliere quest’anno oltre 900 milioni di euro di funding, raggiungendo complessivamente 3,7 miliardi di euro a partire dal 2009, a fronte dei 2 miliardi raggiunti alla fine dello scorso anno (si veda altro articolo di BeBeez). Lo ha calcolato l’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, che ha presentato ieri i risultati dell’edizione 2022 dell’Osservatorio (si vedano qui il comunicato stampa e qui l’infografica completa).
La ricerca ha confermato inoltre la persistenza di un alto livello di concentrazione: il 5% delle startup/scaleup ha raccolto il 90% del funding totale, mentre Milano è l’indiscussa capitale con il 69% degli investimenti complessivi.
La tendenza è confermata anche dal Report BeBeez su 9 mesi di fintech 2022 pubblicato lo scorso ottobre da BeBeez (disponibile per gli abbonati a BeBeez News Premium e BeBeez Private Data), da cui emerge che mentre l’attività di venture capital su startup e scaleup fintech nel mondo nei primi sei mesi del 2022 ha registrato una forte frenata, rendendo quasi impossibile raggiungere il dato record del 2021 a fine anno, l’Europa e in particolare l’Italia a partire dai mesi estivi hanno invece dato segnali di inversione del trend. Tra luglio e settembre, infatti, si sono contati pochi round, ma un paio di dimensioni decisamente importanti, che hanno portato le statistiche italiane a registrate un’impennata, con oltre 433 milioni di euro raccolti, contro i meno di 100 milioni di raccolta del secondo trimestre e i 511 milioni del primo. A parte la forte concentrazione degli investimenti su poche grandi scaleup, resta comunque vero che il dato complessivo dell’Italia è impressionante: 1,044 miliardi di euro raccolti dalle startup e scaleup italiane o fondate da italiani in 9 mesi contro i 900 milioni di euro complessivi mappati in tutto il 2021, quando già si era registrato un vero e proprio boom rispetto ai 247 milioni del 2020 (si veda qui il Report Fintech 2021 di BeBeez).
Tornando ai dati dell’Osservatorio, buoni segnali arrivano dai ricavi, quelli mediani per startup/scalup previsti a fine 2022 sono quasi il doppio rispetto a quelli dello scorso anno, ma ancora non si generano stabilmente ebitda e flussi di cassa positivi e solo il 44% delle realtà è in grado di guardare ai mercati esteri. In generale, la proposta delle startup/scaleup italiane è rivolta più alle pmi (71%) che ai consumatori (39%), ma non è da sottovalutare il 60% che si rivolge a istituti finanziari. Ben l’83% delle realtà innovative ha in corso delle partnership, soprattutto per avvalersi del network di contatti strategici o delle competenze del relativo partner.
Marco Giorgino, responsabile scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, ha commentato: “Nel 2022 la situazione geopolitica, l’inflazione crescente e l’aumento dei tassi di interesse hanno rapidamente mutato lo scenario per il settore bancario e assicurativo. In un contesto di crescente complessità, non mancano i segnali positivi per il Fintech e Insurtech italiano: cresce il numero delle realtà e aumentano ricavi, anche se le imprese innovative guardano ancora poco ai mercati esteri e non attirano stabilmente funding da attori internazionali, mentre i risultati delle partnership sono ancora limitati”.
Tra gli abilitatori dell’innovazione finanziaria, si sono fatti largo i modelli as-a-Service, adottati oggi dal 75% delle startup/scaleup italiane. Tra questi spicca il Banking-as-a-Service (BaaS): un istituto finanziario autorizzato (ad esempio una banca) offre servizi, licenza e “libri” ad un secondo attore non autorizzato (come una digital company), che cura l’interazione con il cliente finale e l’esperienza d’uso. I modelli BaaS da un lato creano opportunità di mercato per le banche tradizionali, dall’altro un’aperta competizione dei nuovi attori, come nel caso delle Challenger Bank: le banche digitali gestibili attraverso app e smartphone sono ormai 120 in Europa e, oltre al conto corrente e strumenti di pagamento, il 44% offre anche possibilità di investimento, il 32% di richiedere prestiti e il 20% di sottoscrivere polizze.
“Il 2022 può essere definito come l’anno dei modelli as-a-Service e in particolare del Banking-as-a-Service. Per il prossimo futuro ci attendiamo ulteriori sviluppi in cui attori non finanziari abiliteranno velocemente e senza legacy la loro base clienti a prodotti o servizi finanziari”, ha sottolineato Laura Grassi, direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano.
Il Banking-as-a-Service è un modello ricorrente anche tra le Challenger Bank. Delle 120 attive in Europa, 56 utilizzano una licenza di terzi, quindi agiscono in partnership con un operatore BaaS, mentre 64 dispongono di un’autorizzazione propria, anche se non sempre bancaria e 93 si rivolgono al segmento retail, di cui 58 in esclusiva. Oltre ad offrire un conto e strumenti di pagamento, molte realtà cercano anche di offrire prodotti a marginalità maggiore: il 44% offre anche la possibilità di investimento sotto forma di conti deposito o di investimenti in strumenti finanziari, il 32% offre la possibilità di richiedere prestiti e il 20% di sottoscrivere polizze.
L’Osservatorio ha ammonito che i modelli di Business as-a-Service porteranno probabilmente a un’ulteriore riduzione del numero delle filiali bancarie sul territorio. Tuttavia, i consumatori italiani non reagirebbero necessariamente in modo negativo: di fronte alla chiusura della filiale di riferimento, solo il 21% cambierebbe banca (anche se non sempre lo fa), mentre il 24% sarebbe disposto a restare nella stessa, cambiando filiale o modalità di interazione, il 35% a spostarsi su strumenti digitali (App o Pc), a cui si aggiunge un 20% che già oggi non fruisce della filiale.
In generale, tra i clienti delle banche è aumentata la predisposizione ad usare i canali digitali. Nel primo semestre del 2022 gli operatori bancari italiani hanno registrato una crescita del 6% di clienti che usano i canali digitali (home e mobile banking). Cresce del 17% anche il numero delle transazioni digitali (operazioni come bonifici, ricariche telefoniche, pagamento di bollette, compravendita di titoli, eseguite tramite home o mobile banking). Tra tutti i correntisti attivi, il 63% ha utilizzato almeno una volta i canali digitali (il 55% se si guarda il solo mobile).
L’online non è stato usato solo per queste singole “operazioni semplici”. Alcuni clienti stanno proprio optando per un’offerta bancaria interamente digitale. Il 24% dei clienti retail attivi in internet in Italia, infatti, ha uno o più conti aperti presso banche online, percentuale che sale al 40% nei giovani tra i 18 e i 24 anni, e che si riduce gradualmente fino all’11% nella fascia 55-74 anni. Analogamente, mediamente il 53% dei consumatori italiani con un conto online lo usa come conto principale, ma la percentuale sale all’86% nella fascia 18-24 anni.
Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, ha evidenziato: “Anche nel corso del 2022 è continuata la crescita dell’educazione digitale degli italiani in ambito finanziario. In generale, è aumentata la predisposizione ad usare i canali digitali, soprattutto tra i giovani che, da un lato sono più abituati a fruire di servizi in digitale, dall’altro hanno verosimilmente necessità meno sofisticate e compatibili in pieno con la proposta attuale delle banche digitali”.
Per quanto concerne il contesto europeo, lo studio dell’Osservatorio ha mostrato che delle realtà che hanno ricevuto funding pari almeno a 1 milione di dollari (un campione diverso rispetto al censimento italiano), si contano 1.392 startup (+81% rispetto al 2020), che hanno raccolto complessivamente 35 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni (+73% rispetto al 2020), con una media di 25 milioni di dollari ciascuna. Il Regno Unito si è confermata la culla del Fintech in Europa, con il 38% delle startup, seguito da Francia (11%) e Germania (9%), in vetta anche per entità del funding raccolto (17,4 miliardi di dollari), seguito a distanza da Francia (3,2 miliardi) e Germania (3 miliardi).
Il principale ambito delle startup europee è stato il mondo dei pagamenti, primo per numero di unicorni: vi ha operato il 29% delle startup ma ha ricevuto spinte importanti dagli incumbent. Di grande prospettiva anche gli ambiti delle soluzioni digitali per investimenti (29% delle startup), Cryptoasset (23%), Lending (17%), Insurtech (13%) e Regtech (10%): settori con marginalità mediamente superiori, un legame più forte con la fiducia del consumatore finale, che spesso necessitano di graduali investimenti in infrastruttura. Poiché il funding segue le caratteristiche intrinseche di ogni attività finanziaria, le startup Proptech e Lending hanno raccolto mediamente fondi più ingenti (rispettivamente 65,5 milioni di dollari e 40,3 milioni di dollari), poiché real estate e lending sono per natura più capital intensive.
Analizzando infine il solo ambito Insurtech, le startup attive sono 120 (4 costituite nell’ultimo anno) che hanno raccolto 420 milioni di euro a partire dal 2009 (mediamente 3,5 milioni di euro per startup, leggermente inferiore rispetto a tutto il Fintech che si stabilizza a 5,8 milioni) e 53 milioni nel solo 2022. Anche l’Insurtech è trainato dal Nord Italia e Milano, dove hanno sede 41 realtà che hanno raccolto 31 milioni di euro nel 2022.
Un segnale positivo viene dai ricavi che, se nel 2021 erano mediamente inferiori rispetto al Fintech, nel 2022 sono cresciuti sensibilmente (+95% vs +70%), portando il settore a pari livello con il Fintech. In generale, le realtà Insurtech fanno più fatica a rivolgersi all’estero (il 61% ha un’offerta esclusivamente rivolta all’Italia) e hanno un legame meno forte con il Regno Unito (solo il 9% è attivo in UK), ma sono caratterizzate da un utilizzo maggiori di soluzioni di Artificial Intelligence (59% vs 46%), Analisi di Big data (55% vs 42%) e IoT (29% vs 13%). Simile al resto del Fintech è la distribuzione della tipologia di clientela, è composta per il 70% delle realtà da imprese, per il 63% da istituzioni finanziarie (principalmente compagnie assicurative e broker) e solo il 45% da privati.















