La fintech italiana Workinvoice ha intermediato 700 milioni di euro di crediti commerciali nel 2022, il doppio del 2021, mentre i clienti attivi sono più che triplicati (si veda qui il comunicato stampa). Il boom di attività è stato concentrato nella seconda parte dell’anno, dopo un primo semestre che aveva visto un intermediato di circa 220 milioni, che comunque già indicava un trend in crescita, rispetto al totale di 330 milioni intermediati in tutto l’anno prima (si veda qui il Report Fintech di BeBeez con i dati delle piattaforme dei primi sei mesi 2022, disponibile agli abbonati di BeBeez News Premium e BeBeez Private Data).
Una performance che certamente ha beneficiato dell’uscita dal mercato da parte di Credimi, il principale player del settore, che ha abbandonato via via il mercato dell’invoice trading per concentrarsi su quello del lending a medio-lungo termine e che poi a cavallo della scorsa estate ha sostanzialmente bloccato l’attività per problemi relativi alle fonti di finanziamento e che proprio per questo motivo in queste settimane sta cercando di chiudere le trattative per il passaggio sotto il controllo di una banca. Si parla di interlocuzioni con Unicredit e con Banca CF+, ma al momento non c’è ancora nulla di concreto all’orizzonte (si veda altro articolo di BeBeez).
Nel frattempo su Workinvoice si sono moltiplicati gli investitori attivi. Ricordiamo per esempio gli accordi con RiverRock, con Ver Capital sgr e Fasanara. In particolare nell’anno si sono aggiunti tre nuovi asset manager ed è stata raggiunta una capacità di investimento superiore ai 2 miliardi di euro.
A tal proposito Matteo Tarroni, ceo e co-founder di Workinvoice, ha dichiarato: “La strategia della società per il 2023 prevede un miglioramento della user experience nell’ottica della realizzazione di un’esperienza zero upload, un ulteriore allargamento della platea di investitori e degli accordi con il mondo bancario, oltre a un’espansione internazionale in Europa continentale (inclusi i paesi non-core) con l’obiettivo di creare un hub di soluzioni per il working capital attraverso acquisizioni e accordi. Workinvoice e le altre piattaforme europee costituiranno sempre più un canale solido, sicuro e tecnologicamente avanzato per canalizzare questi capitali verso l’economia reale”.
Tra le novità del 2022, vi è stato anche il lancio di un ulteriore prodotto della fintech, che le ha permesso di allargare la platea di imprese clienti e raggiungere anche quelle più strutturate. Nello specifico si è trattato di “smart reverse”, ovvero il ‘reverse factoring digitale, che consente alle aziende di medie e grandi dimensioni di ricevere un’assistenza completa nella gestione dei propri debiti di fornitura.
Tarroni ha spiegato: “Il 2022 ha segnato per Workinvoice il consolidamento del proprio modello che viene sempre più apprezzato dal mondo delle istituzioni finanziarie e delle corporate. Sin dall’inizio abbiamo voluto puntare sulla creazione di una piattaforma flessibile, snella e facilmente integrabile nell’offerta bancaria e oggi raccogliamo i frutti di questa scelta. Abbiamo inoltre voluto aprire un nuovo canale, quello del reverse factoring per arrivare a tutte quelle imprese che vogliano contribuire al benessere finanziario della propria filiera”
Fondata a fine 2013 da Tarroni, Ettore Decio e Fabio Bolognini e attiva dal 2015, Workinvoice è stata la prima piattaforma a diventare operativa nel settore in Italia. Nel settembre 2018, il Gruppo Crif ha comprato il 10% di Workinvoice e contestualmente ha lanciato CribisCash, primo esempio di evoluzione del fintech verso le partnership con player industriali che dispongono delle risorse necessarie per sfruttare al meglio le idee, i servizi e anche i modelli di business inventati dalle startup, permettendo alle imprese di accedere ai dati di incassi e pagamenti di 1,7 milioni di aziende (si veda altro articolo di BeBeez).
Inoltre, nel gennaio 2019 Workinvoice ha stipulato una partnership con Confindustria Vicenza al fine di offrire i propri servizi di anticipo fatture digitale alle imprese associate con condizioni economiche esclusive e dedicate. A seguire poi, tra il 2021 e il 2022, sono stati molti gli accordi stretti con istituzioni finanziarie e corporate, come Azimut Marketplace, Banca Sella, Civibank, EnelX, Sparkasse, il consorzio di rivenditori di pneumatici SuperTruck, volti principalmente a integrare le soluzioni del marketplace nei servizi digitali offerti da banche e corporate ai propri clienti. Numerosi sono stati anche gli accordi con gli intermediari, tra cui Change Capital, Fidi Nordest, Neafidi, Confindustria Vicenza, Eburry, che hanno permesso a Workinvoice di realizzare con successo un ampliamento della platea di imprese raggiunte.
Grazie a questo boom di attività, Workinvoice nel 2022 ha raggiunto un margine operativo superiore al 70%, dopo aver raggiunto un break even stabile già nel corso del 2021, sebbene l’anno si fosse chiuso ancora con ebitda negativo per 457 mila euro a fronte di ricavi netti per poco più di un milione e liquidità netta per circa 110 mila euro (si veda qui il report di Leanus, dopo essersi registrati gratuitamente).















