Sperlari si è aggiudicata le attività di Paluani per 7,6 milioni di euro all’asta organizzata dal Tribunale di Verona, che si è chiusa lo scorso 11 luglio (si veda altro articolo di BeBeez). Lo riporta la stampa locale (si veda qui L’Arena). Ricordiamo che la base d’asta era 100 mila euro in più rispetto all’offerta depositata in precedenza dalla stessa Sperlari e sulla base della quale l’azienda dolciaria di Dossobuono (Verona) famosa per i suoi pandori, panettoni e colombe pasquali, ha strutturato la sua proposta di piano concordatario discusso in udienza al Tribunale di Verona lo scorso 10 giugno (si veda altro articolo di BeBeez).
Sperlari, controllata dal 2017 da Katjes International Gmbh, holding di investimento specializzata in caramelle, controllata dal gruppo tedesco Katjes Group, è stata infatti l’unica offerente nella gara bandita dal Tribunale. Il trasferimento ufficiale alla nuova proprietà dovrebbe avvenire entro il 1° agosto. Esce quindi definitivamente di scena la proprietà veronese rappresentata dalle famiglie Campedelli e Cordioli.
Nel dettaglio, passeranno a Sperlari Bakery srl, stabilimento, marchi, licenze e linee produttive adibite alla preparazione dei dolci tipici da ricorrenza. Come noto, il corrispettivo pagato include circa 3,3 milioni per i beni immobili e gli impianti industriali di Dossobuono, 557 mila euro per il magazzino attuale, 1,48 milioni per gli altri beni dell’azienda e 2,13 milioni quale valore delle prospettive di avviamento e profittabilità dell’azienda, anche in considerazione del rilancio industriale della stessa azienda, conseguente all’intervento di Sperlari. A tale corrispettivo dovrà essere poi aggiunto poi il corrispettivo per il magazzino campagna natalizia di 400 mila euro. Il tutto, quindi, per 8 milioni. Infine l’offerta prevede l‘assorbimento di 48 dipendenti. Nove addetti, invece, non saranno riassunti perché in possesso di profili già disponibili nell’organigramma della compratrice.
Tobias Bachmuller, azionista di Katjes e ceo di Sperlari, ha commentato: “Sperlari e Paluani sono brand che appartengono entrambi alla storia dell’industria dolciaria italiana. L’acquisizione consente a Paluani di proteggere e rilanciare un enorme valore sia in termini industriali che di marca e a Sperlari di rafforzare la sua leadership nel mondo del Natale. Per Sperlari si tratta di un’acquisizione strategica: da sempre protagonista del Natale, l’azienda avrà l’opportunità di ampliare ancora di più l’offerta a disposizione del consumatore, già oggi molto ricca. Con l’ingresso di Paluani, Sperlari rafforza ancora di più la sua già solida leadership di mercato, realizzando un’integrazione ad alto potenziale. Sperlari e Paluani hanno enormi margini di sinergia e collaborazione – conclude – che potremo iniziar e a valorizzare già dalla prossima stagione natalizia”.
Ricordiamo che Paluani, che ha celebrato lo scorso anno cento anni dalla nascita, aveva deciso di richiedere il concordato per evitare il fallimento, dopo le richieste avanzate dai debitori e contestualmente all’entrata in scena di Generalfinance, la società guidata da Massimo Gianolli, specializzata in factoring per aziende in special situation, che ha messo a disposizione un plafond per un importo iniziale di 3 milioni anche a fronte di anticipazione di crediti futuri (nella misura dell’80% del valore nominale) da effettuarsi su crediti nascenti in esecuzione di contratti e/o ordini acquisiti, da incrementarsi fino a 10 milioni, allo scopo di sostenere la continuità aziendale (si veda altro articolo di BeBeez).

Nel dettaglio, come si legge ora nel testo della domanda di ammissione al concordato preventivo depositata in Tribunale (disponibile per agli abbonati a BeBeez News Premium e BeBeez Private Data), a fine ottobre 2021 e a fine aprile 2022, data dell’ultima rappresentazione contabile inclusa della domanda di omologa del concordato, le banche erano esposte verso Paluani per un totale di circa 35,5 milioni di euro. Si tratta di Unicredit, Banco BPM, MPS, Intesa Sanpaolo, Banca Valsabbina, BPER, Caribolzano, Carige, Banca di Verona Credito Cooperativo, Cerea Banca e Credito Valtellinese. C’erano poi circa 3,2 milioni di euro di esposizione verso Generalfinance a fine ottobre 2021, saliti a oltre 5 milioni a fine aprile. Al debito finanziario si aggiunge poi quello verso i fornitori che a fine aprile era di 11,2 milioni (da 8,08 milioni a fine ottobre), un patrimonio netto negativo per 71,7 milioni (da -70,5 milioni) e una perdita netta di esercizio di 17 milioni.
La storica azienda dolciaria veronese è nata come pasticceria artigianale nel 1921. Nel 1968 è passata nelle mani del commercialista Luigi Campedelli, il padre dell’attuale azionista di maggioranza Luca, che la rilevò dal tribunale fallimentare assieme al socio Gino Cordioli. Da allora, la Paluani è cresciuta: ancora l’anno fiscale al giugno 2020 si era chiuso con ricavi per 53,8 milioni di euro (poco meno dei 58,1 milioni del 2019), un ebitda di 1,6 milioni (da 3,45 milioni) e una perdita netta di 1,8 milioni (da un utile netto di 100 mila euro), a fronte di un debito finanziario netto di 29,6 milioni (da 31,2 milioni) (si veda qui l’analisi di Leanus, una volta registrati gratuitamente). Tuttavia a causa del Covid-19 la società ha poi visto ridursi notevolmente le vendite e il fatturato dell’esercizio chiuso a giugno 2021 è stato solo di 40,4 milioni di euro con una perdita netta di 6,2 milioni, mentre tra luglio e ottobre 2021 i ricavi netti sono stati solo di 2,9 milioni, con una perdita netta di 17,2 milioni.
Certo, la crisi dello storico marchio del pandoro veronese non è stata tutta colpa della pandemia. Anzi, è stata innescata soprattutto dal fallimento del Chievo Verona, di cui Paluani è proprietaria dell’82,2%. La squadra di calcio di serie B è stata esclusa la scorsa estate dalla Lega calcio per inadempimento di 18 milioni di euro di debiti tributari e la proprietà ha quindi chiesto e ottenuto lo scorso dicembre l’ammissione alla procedura di concordato con riserva. A sua volta Paluani vantava verso il Chievo crediti per 3,5 milioni e fidejussioni per 11,7 milioni.
Quanto a Sperlari, ricordiamo che è stata fondata nel 1836 ed è oggi leader in Italia nei mercati dei prodotti stagionali (torrone e mostarda) e dei dolcificanti, ed è il terzo player nel mercato delle caramelle. Come detto, è controllata dal 2017 da Katjes International Gmbh, holding di investimento specializzata in caramelle, controllata dal gruppo tedesco Katjes Group, che tra le altre cose dal 2015 possiede la licenza per vendere le note caramelle per tosse Vicks in Europa e Russia (si veda altro articolo di BeBeez). Allora, infatti, Katjes International aveva acquisito Cloetta Italy da Cloetta, il gruppo svedese quotato alla Borsa di Stoccolma, produttore di caramelle e merendine. A sua volta Cloetta Italy, poi ribattezzata Katjes Italy, attraverso Sperlari srl produce e vende iconici marchi come lo stesso Sperlari, Saila, Dietor, Dietorelle, Galatine e Pasticca del Re Sole negli stabilimenti di Cremona, Gordona, San Pietro in Casale e Silvi Marina. Sperlari, inoltre, dall’aprile del 2021 controlla anche il 75% di Dulcioliva, storico produttore di cioccolato piemontese fondato quasi 100 anni fa e specializzato in particolare nei noti cioccolatini cuneesi, oltre che in tartufi, gianduiotti e praline (si veda altro articolo di BeBeez).















