Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 41 del 25 aprile 2026
di Stefania Peveraro
La convergenza tra finanza tradizionale e finanza decentralizzata sta progressivamente uscendo dalla fase sperimentale per entrare in una dimensione più operativa, fatta di infrastrutture, prodotti e casi d’uso concreti. Se la tokenizzazione degli asset resta uno dei pilastri di questa evoluzione, oggi l’attenzione si sta spostando sempre più verso la capacità di costruire soluzioni utilizzabili da aziende, istituzioni e utenti finali, in un contesto in cui compliance e semplicità d’uso diventano fattori determinanti per l’adozione su larga scala. Non si tratta più soltanto di creare strumenti innovativi, ma di integrarli in un ecosistema regolato, capace di dialogare con il sistema finanziario esistente.
È in questo spazio che si inseriscono operatori tecnologici come RIV Technologies, ha spiegato Guido Rocco, coo di RIV Technologies, collegato da Dubai con BeBeez Live, la web tv di BeBeez, nella sesta puntata della rubrica Digital Finance Files by RIV, realizzata in collaborazione con BeBeez. Un percorso che racconta l’evoluzione della finanza decentralizzata e il ruolo crescente di operatori tecnologici come RIV, che si propongono come abilitatori della convergenza tra finanza tradizionale e DeFi.
Clicca qui sopra per vedere l’intervista a Guido Rocco
Domanda. Nell’ultimo appuntamento abbiamo raccontato l’infrastruttura sviluppata da RIV per collegare finanza tradizionale e finanza decentralizzata. Puoi riepilogare come funziona e quali sono i principali ambiti di applicazione?
Risposta. L’infrastruttura che abbiamo costruito nasce con l’obiettivo di favorire la convergenza tra finanza tradizionale e mondo degli asset digitali, che oggi sono ancora due ecosistemi distinti ma destinati a integrarsi sempre di più. Il nostro ruolo è sviluppare soluzioni che rendano possibile questa integrazione in modo concreto, non solo per gli investitori, ma anche per aziende, istituzioni e regolatori.
D. Entriamo nel concreto: quali sono le principali soluzioni che avete sviluppato?
R. Il primo esempio è la nostra piattaforma di tokenizzazione, che consente di tokenizzare qualsiasi tipo di asset: strumenti finanziari, asset reali o commodities. Questo significa rendere questi asset più accessibili, più frazionabili e potenzialmente più liquidi. Abbiamo poi sviluppato il RIV Coin, una criptovaluta collateralizzata da asset reali investiti sia in finanza tradizionale sia in criptovalute. È uno strumento pensato per chi vuole esporsi al mondo cripto ma senza subirne integralmente la volatilità (si veda altro articolo di BeBeez, ndr). Infine, stiamo lanciando StablePay, una soluzione nel campo dei pagamenti che permette agli esercenti, in tutta l’Unione Europea, di accettare pagamenti in stablecoin in modo semplice e immediato.
D. Quindi non si tratta solo di tecnologia, ma anche di creare nuovi casi d’uso?
R. Esattamente. Tutti questi prodotti hanno un obiettivo comune: ampliare la platea di utilizzo delle criptovalute. Se posso pagare un ristorante in cripto, oppure se un’azienda può emettere un bond tokenizzato, stiamo creando applicazioni concrete che rendono questo mondo più accessibile. L’idea è permettere sia alle imprese sia agli utenti finali di trarre beneficio da queste tecnologie in modo semplice, sicuro e regolato.
D. Il tema della compliance è centrale, soprattutto per banche e grandi aziende. Come si costruisce fiducia in questo ambito?
R. Ci sono due livelli fondamentali. Il primo è quello tecnologico: la piattaforma deve essere sicura, auditata, sviluppata con standard elevati. Oggi sviluppare tecnologia è diventato più semplice, anche grazie all’AI, ma garantire robustezza e affidabilità resta essenziale.
Il secondo livello, ancora più critico, è quello della compliance. Esistono normative precise che regolano chi opera sugli asset digitali. In Europa abbiamo MiCAR, che impone un quadro regolatorio chiaro, e poi ci sono le autorità nazionali come Consob e Banca d’Italia.
Per banche e aziende è fondamentale avere una controparte regolata e compliant: è questo che consente di costruire fiducia e di adottare queste soluzioni.
D. Quindi la regolamentazione è un fattore abilitante?
R. Assolutamente sì. Senza un quadro regolatorio chiaro è difficile scalare. La vera sfida oggi non è solo sviluppare tecnologia, ma farlo in modo conforme alle regole. Solo così si può favorire la convergenza tra finanza tradizionale e finanza decentralizzata.
D. Dal punto di vista geografico, l’Europa è competitiva rispetto ad altri mercati?
R. L’Europa ha fatto un passo molto importante con MiCAR, che è una delle prime regolamentazioni organiche sugli asset digitali. Questo rappresenta un grande vantaggio, perché offre chiarezza normativa e consente di operare su scala europea grazie al meccanismo di passaporto: se opero in un Paese sotto il regime MiCAR, posso offrire servizi in tutta l’Unione Europea. È vero che altri ecosistemi, come quello americano o alcune aree asiatiche, hanno un ambiente startup più dinamico, ma l’Europa ha una combinazione molto interessante tra regolazione e sistema finanziario evoluto.
D. Qual è quindi il principale fattore che può accelerare l’adozione di queste tecnologie?
R. La chiave è rendere queste soluzioni semplici da utilizzare per l’utente finale. La tecnologia è complessa, ma questo è normale in una fase iniziale. Con il tempo tende a semplificarsi, come è successo per tutte le innovazioni. Se riusciamo a combinare semplicità d’uso, sicurezza tecnologica e compliance regolatoria, allora la convergenza tra finanza tradizionale e finanza digitale può davvero accelerare.
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