Sono ancora una volta Banca Finint e Unicredit a capo della classifica degli arranger bancari di minibond, cioé titoli obbligazionari sino a 50 milioni di euro, sia per numero sia per valore, così come era già accaduto nel 2024 (si veda altro articolo di BeBeez): da un lato Finint capoclassifica per controvalore con 298 milioni di euro, in linea con il primato già registrato nel 2024 (294,5 milioni), seguita da UniCredit con 146,75 milioni, in flessione rispetto ai 181 milioni del 2024; dall’altro, la classifica per numero di emissioni vede invece al primo posto UniCredit con 31 operazioni, in calo rispetto alle 36 del 2024 ma ancora leader per attività, seguita da Banca Finint con 27 emissioni, sostanzialmente dimezzate dalle 53 nel 2024.
Al terzo posto per numero di emissioni c’è Banca Valsabbina con 17 operazioni (da 8 nel 2024), seguita al quarto posto da Banca Sella con 8 emissioni (da 7), mentre sul fronte del controvalore sul terzo gradino del podio sale BPER Banca con 98,9 milioni (da 30 milioni), mentre Banca Sella è al quarto posto con 67 milioni (da 65,5 milioni del 2024)
La lista, stilata dall’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano, è contenuta nel 12° Report dell’Osservatorio Minibond, guidato dal professor Giancarlo Giudici, che sarà presentato questa mattina a Milano in occasione di un evento di cui BeBeez come sempre è unico media partner (si vedano qui il programma e link per iscrizione).
A supportare l’Osservatorio sono ADB Corporate Advisory, Banca Finint, Banca Valsabbina, Cassa Depositi e Prestiti, Cerved Rating Agency, F&P Frigiolini & Partners Merchant, Hogan Lovells, Mediocredito Centrale, Mediocredito Trentino-Alto Adige, modefinance, Sella Investment Banking, Borsa Italiana e Innexta.
Nel 2023 primo in classifica degli arranger bancari era stato invece Unicredit con Banca Finint al secondo posto, rispettivamente con 30 e 28 emissioni strutturate per 150,6 milioni di euro e 78 milioni complessivi. Al terzo posto per numero di emissioni c’è era invece Mediocredito Trentino Alto Adige con 6 titoli mentre per controvalore si posizionava al terzo posto Banca Sella con 35 milioni (si veda altro articolo di BeBeez).
Quanto agli arranger non bancari, al primo posto per numero di minibond curati c’è ancora una volta Frigiolini & Partners Merchant con 22 operazioni (dalle 17 operazioni del 2024), seguita da Equita sim con 4 emissioni (da zero), mentre gli altri arranger hanno tutti portato sul mercato un’unica emissione ciascuno. Sul fronte dell’ammontare, invece, sul primo gradino del podio c’è Equita sim con 46 milioni (da nessun deal nel 2024) seguita da Ceresio Investors con 30 milioni (da zero deal nel 2024), mentre F&P Merchant è al terzo posto con 18,9 milioni (da 23,5 milioni). Nel 2024 la vetta per controvalore era stata conquistata invece da MIT SIM, ma solo grazie a un’unica emissione da 30 milioni.
Frigiolini & Partners Merchant era stato al primo posto anche nel 2023 nella classifica degli arranger non bancari per numero di minibond curati, con 21 emissioni, seguita da C&G Capital al secondo posto (4), mentre al terzo posto a parimerito c’erano Anteos Capital Advisors ed Equita sim (3 emissioni a testa). La classifica per controvalore, invece, vedeva in cima Anteos Capital Advisors con 28 milioni, Frigiolini&Partners Merchant come secondo (25,9 milioni) ed Equita sim al terzo posto (21 milioni).
Dall’inizio della storia dei minibond in Italia, fra gli operatori bancari Banca Finint è stata l’arranger più attivo con circa 380 emissioni per un controvalore di circa 2,8 miliardi, mentre Frigiolini & Partners Merchant è sul podio fra quelli non bancari con 247 collocamenti e circa 204 milioni di volumi.
Quello che emerge dalla tanto attesa classifica degli arranger è una ripresa dell’attività rispetto al 2024, come emerge anche dal Report Private Debt 2025 di BeBeez (che sarà pubblicato a brevissimo: dato preliminare dell’intero mercato del private debt italiano è 43,3 miliardi di euro da 37,6 miliardi del 2024) e dal Report Private Debt 2024 di BeBeez (entrambi disponibili agli abbonati a BeBeez News Premium e BeBeez Private Data).
Secondo i dati dell’Osservatorio, nel 2025 sono state censite 214 emissioni (+5% rispetto alle 204 del 2024), per un controvalore complessivo di 2,01 miliardi di euro (+32% da 1,515 miliardi di euro).
Le imprese emittenti sono state 196, in crescita del 13% rispetto alle 174 del 2024, con una quota di pmi pari al 67% (132 società). Significativo anche il numero di nuovi ingressi: 131 aziende hanno emesso minibond per la prima volta, a conferma di un mercato che continua ad allargare la propria base, coinvolgendo sia società per azioni sia società a responsabilità limitata.
Rimane centrale il contributo delle pmi, che nel 2025 hanno realizzato 146 emissioni per una raccolta complessiva di 1,08 miliardi di euro. Tuttavia, l’incremento dei volumi complessivi è stato sostenuto anche da operazioni di maggiore dimensione, a conferma di un progressivo allargamento del mercato verso emittenti più strutturati. Dal punto di vista delle classi di fatturato, crescono le pmi emittenti con ricavi fino a 10 milioni di euro, mentre diminuisce il peso delle aziende con ricavi compresi tra 25 e 100 milioni, segnale di una maggiore polarizzazione tra emittenti molto piccoli e player più grandi.
Basket bond ancora driver del mercato
I programmi di basket bond continuano a rappresentare uno dei principali motori del mercato. Nel 2025 la raccolta attraverso queste strutture ha superato i 277 milioni di euro, sui 2 miliardi complessivi di cui sopra . nel totale vanno poi contati anche 175,4 milioni di emissioni “captive”, ossia sottoscritte integralmente da un singolo intermediario. La restante parte è costituita da minibond stand-alone.
Tornando ai basket bond, i principali programmi attivi figurano:Basket Bond Lombardia (CDP e Finlombarda), Basket Bond Sella (CDP, MCC e Banca Sella), Basket Bond Made in Italy (MCC e UniCredit) e Basket Bond Lazio (CDP e MCC). Mentre in arrivo sappiamo che ci sono il Basket Bond Piemonte e il Basket Bond Agrifood Lombardia.
Il modello, basato su diversificazione del rischio, presenza di anchor investor istituzionali e spesso su meccanismi di garanzia pubblica, si conferma uno strumento chiave per facilitare l’accesso delle pmi al mercato dei capitali.
Più operazioni per acquisizioni, cala l’ESG
Dal punto di vista delle finalità delle emissioni, si registra nel 2025 un aumento delle operazioni destinate a crescita per linee esterne (M&A), mentre restano prevalenti ma in calo quelle legate alla crescita interna.
In flessione anche il comparto ESG: le emissioni green, social e sustainability-linked si attestano a 35 operazioni per circa 254 milioni di euro, in diminuzione rispetto agli anni precedenti, riflettendo un ridimensionamento dell’attenzione del mercato su queste tematiche nel breve periodo.
Condizioni in miglioramento: tassi in calo e meno garanzie
Il contesto macroeconomico ha contribuito a migliorare le condizioni di accesso al mercato. Nel 2025 il tasso medio delle emissioni è sceso al 7,68% per il fisso e al 6,38% per il variabile equivalente, mentre è aumentata la quota di minibond senza garanzie, salita dal 23% al 31%, pur restando prevalenti le operazioni assistite da forme di mitigazione del rischio (finanziarie regionali, Fondo di Garanzia, SACE, FEI).
La maturity media si è attestata a 5,7 anni, con una riduzione del peso delle strutture amortizing rispetto ai bullet, e una crescente diffusione di opzioni di flessibilità come call e put. Resta invece limitato il ricorso al rating formale, presente solo nel 10% delle emissioni.
Base emittenti in espansione, ma ancora concentrata al Nord
Dal punto di vista geografico, il mercato resta fortemente concentrato. La Lombardia si conferma il principale hub con 84 emittenti (67 nel 2024), seguita da Veneto (21) e Lazio (17). Complessivamente, circa tre quarti delle emissioni provengono dal Nord Italia.
A livello settoriale domina il manifatturiero (54 emittenti), seguito dalle holding finanziarie (32), a conferma del ruolo centrale dell’industria e delle strutture di gruppo nel ricorso al mercato dei capitali.
Outlook: crescita possibile, ma servono nuovi investitori
Nonostante la ripresa, il mercato italiano dei minibond resta ancora sottodimensionato rispetto ad altri Paesi europei. Secondo l’Osservatorio, esiste un bacino potenziale di circa 1.300 imprese che potrebbero accedere a questo strumento senza compromettere la propria stabilità finanziaria.
Tra i fattori chiave per lo sviluppo nei prossimi mesi vengono segnalati dall’Osservatorio: l’ampliamento della base degli investitori, una maggiore standardizzazione delle strutture, una ulteriore diffusione dei basket bond e l’ integrazione con strumenti alternativi, incluso il crowdfunding
In questo ambito, una novità rilevante è la possibilità di estendere il supporto del Fondo di Garanzia PMI anche ai minibond collocati tramite piattaforme di crowdfunding, a seguito del recente decreto attuativo interministeriale che disciplina la possibilità per le piattaforme autorizzate in base al Regolamento europeo ECSP di chiedere la garanzia statale fino all’80% sull’importo investito a vantaggio dei propri investitori.
Va ricordato che i minibond possono essere collocati attraverso il crowdfunding anche a investitori retail solo
se emessi da spa, mentre per le srl i sottoscrittori possono essere solo soggetti professionali. Benché in Italia le piattaforme autorizzate per i servizi di crowdfunding per le imprese siano già numerose, nel 2025 l’unica
attiva sui minibond è stata Fundera, con 15 campagne di raccolta e circa 8,5 milioni raccolti.













