
Dopo Confindustria, commercialisti ed esperti contabili (si veda altro articolo di BeBeez), anche i Confidi, tramite l’associazione di categoria Assoconfidi, hanno avanzato le loro proposte per affrontare le conseguenze economiche del Coronavirus per l’Italia (si veda qui il comunicato stampa).
Innanzitutto, dice Assoconfidi, che è presieduta da Gianmarco Dotta e conta un milione di membri e 10 miliardi di finanziamenti garantiti, è necessario rinnovare la richiesta di maggiore sostegno all’Ue, sospendendo o rimuovendo i vincoli normativi, quali: la rimozione dei vincoli di destinazione delle risorse comunitarie; la revisione della classificazione del default; l’aumento del limite massimo del de minimis sugli aiuti di stato; la possibilità per i confidi di concedere garanzie al 100%.
Sul fronte della politica interna, uno degli strumenti per il supporto alle micro e pmi resta il Fondo di Garanzia per le pmi (sul tema e sul decreto interministeriale in attesa di firma, si veda Beez Peak del 9 marzo).
I confidi puntano ad affiancarsi alle banche nell’erogazione del credito: facendo accedere alla controgaranzia le imprese in maggiore difficoltà; e garantendo operazioni di consolidamento del debito, grazie al loro ruolo mutualistico tutelando gli specifici interessi delle imprese, oltre a consentire l’accesso ai benefici del Fondo di Garanzia alle imprese agricole e della piscicoltura.
Infine, potrebbe essere di aiuto la concessione di contributi in conto capitale oppure evitare alle imprese i costi della garanzia. Uno strumento in tal senso utile potrebbero essere i voucher, erogati anche questi su risorse pubbliche da parte di Regioni e Camere di Commercio, di cui le imprese potrebbero usufruire per beneficiare dell’intervento del Fondo di Garanzia o dei confidi.
I Confidi tra il 2016 e il 2018 hanno ridotto la loro rischiosità, certifica un’analisi di Crif Ratings realizzata quest’anno (si veda altro articolo di BeBeez). Male invece sul fronte della redditività: la marginalità media dell’attività di garanzia è pari all’1,7% e non risulta sufficiente alla copertura dei costi operativi (2,3% delle garanzie). Ecco perché è in atto un consolidamento del settore, tramite aggregazioni e l’uscita dal sistema dei confidi in condizioni economico-finanziarie precarie. L’ultimo corposo studio del Comitato Torino Finanza della Camera di Commercio di Torino, pubblicato nella primavera 2019, ha calcolato che tra il 2003 e il 2018 i confidi che hanno concluso almeno una operazione di aggregazione sono stati 222, di cui 65 vigilati da Banca d’Italia sulla base dell’art. 106 del TUB e 189 soggetti minori tenuti all’iscrizione nell’elenco previsto dall’art. 112 del TUB.
Negli ultimi anni è risultato evidente che la sola garanzia relativa ai prestiti bancari non era più in grado di produrre una marginalità sufficiente ad assicurare la sostenibilità economica del business dei confidi. Tra il 2016 e il 2017 si sono verificati una serie di default, i più eclatanti sono stati quelli di Eurofidi e di Unionfidi Piemonte. In un report dedicato al tema, Crif Ratings (si veda altro articolo di BeBeez) nel settembre 2017 scriveva che i due default presentavano vari tratti in comune: da un’incidenza del portafoglio deteriorato molto alta e inefficienze dei sistemi di monitoraggio interni che hanno determinato accantonamenti non adeguati al rischio, alla scarsa redditività, all’inadeguatezza delle strutture operative e dei presidi del territorio di riferimento.
Ecco perché i confidi cercano business oltre le semplici garanzie e puntano a supportare le pmi con un’offerta più ampia di servizi, che includa altri strumenti di facilitazione di accesso al credito e soprattutto consulenza. Una strategia che deve andare di pari passo al rafforzamento patrimoniale e all’aumento dei mezzi propri, portando avanti una politica di consolidamento del settore, così come spiegato già a fine 2018 in un’inchiesta di BeBeez e come evidenziato poi via via nelle ultime iniziative che hanno avuto confidi come protagonisti.
Per esempio, Confidi Systema!, nato nel 2016 dalla fusione di una trentina di soggetti rappresentanti di Confartigianato, Confindustria e Confagricoltura della Lombardia, nell’aprile 2019 insieme a Prader Bank e Borsa del Credito ha lanciato Systema Credit Fund, fondo italiano di direct lending per piccole e microimprese, che investe nei prestiti offerti sulla piattaforma di lending alle pmi Borsa del Credito (si veda altro articolo di BeBeez). E nell’ottobre 2019 la piattaforma fintech europea di lending October ha annunciato il primo closing a 30 milioni di euro di un nuovo fondo di direct lending che investirà nelle pmi italiane, in collaborazione con cinque Confidi aderenti a Federconfidi e a Rete Fidi Italia e con il Fondo Europeo per gli Investimenti (si veda altro articolo di BeBeez). Il primo closing del fondo è stato sottoscritto da Neafidi, Confidi Systema!, Fidimpresa Italia, Confidi Sardegna e Confidi Centro ed è previsto l’ingresso di nuovi investitori nei prossimi mesi. Due iniziative che si sono affiancate a quella di investimento in minibond da parte di vari confidi.















