Trevi Finanziaria Industriale (Trevifin), il gruppo di ingegneria del sottosuolo in difficoltà dall’autunno 2017, conferma dati di bilancio 2019 peggiori di quelli previsti dal piano industriale, utilizzato a supporto dell’accordo di ristrutturazione dei debiti omologato lo scorso 10 gennaio ai sensi dell’art. 182 bis Legge Fallimentare dalla Corte di Appello di Bologna (si veda altro articolo di BeBeez).
Che i risultati sarebbero stati di questo tenore era già stato anticipato dalla società lo scorso gennaio, quando Trevifinn avva annunciato che il termine per l’esecuzione dell’aumento di capitale da 130 milioni di euro sarebbe stato spostato dal 31 marzo al 31 maggio. Si tratta come noto di un un aumento di capitale per cassa integralmente garantito dai soci FSI Investimenti spa, controllata da Cdp Equity, e Polaris Capital Management e per la parte residua dalla banche (si veda altro articolo di BeBeez). L’aumento di capitale in questione verrà avviato entro fine mese.
Nel dettaglio, nel 2019 i ricavi si sono attestati a 624,3 milioni di euro (-50 milioni rispetto alle previsioni del piano industriale); l’ebitda ricorrente è stato di 59 milioni (2 milioni in meno delle previsioni); e la perdita netta è stata di ben 73 milioni (un risultato peggiore di 236 milioni rispetto al piano). Il tutto a fronte di un debito finanziario netto di 732 milioni, a sua volta più alto di 519 milioni rispetto agli obiettivi del piano (si veda qui il comunicato stampa).
I numeri si confrontano con quelli del 2018, quando Trevi aveva chiuso il bilancio con 618,1 milioni di ricavi, un ebitda di 50,1 milioni e un debito finanziario netto di 692,6 milioni di euro (si veda altro articolo di BeBeez).
I dati preconsuntivi non tengono conto delle rettifiche per riflettere il completamento della manovra finanziaria che il piano ipotizzava si concludesse a fine 2019, dell’applicazione dell’IFRS 16, del diverso criterio di contabilizzazione dei risultati della commessa di Boone Dam negli Stati Uniti e degli effetti di impairment test. La società ha quindi precisato che gli scostamenti dei dati rientrano nei range previsti dalle analisi di sensitività che sono state svolte da parte dell’esperto nell’ambito delle attività di attestazione richieste dall’art. 182 bis della Legge Fallimentare e che gli stessi non siano tali da pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano industriale 2019-2022.
Alla luce della crisi da coronavirus, Trevi inoltre ha anticipato che aggiornerà al ribasso le previsioni di risultati di Gruppo per quest’anno, avendo ipotizzato che l’emergenza si protrarrà fino al 31 maggio 2020 nelle aree in cui opera. Per il periodo successivo, sia aspetta una ripresa graduale e punta a non perdere possibili vendite in paesi non toccati dall’emergenza o che danno già segnali di ripresa. Anche l’impatto negativo sui risultati del Gruppo atteso per l’esercizio 2020, derivante dalla pandemia, rientra comunque nei range previsti dalle analisi di sensitività che sono state svolte sul piano industriale. Nel 2020-2021 i Governi dell’Italia e di altri paesi europei ed extraeuropei dovrebbero puntare su piani di investimento straordinari soprattutto in infrastrutture, per cui Trevi dovrebbe recuperare volumi e margini reddituali non conseguibili nel 2019 e 2020, perseguendo gli obiettivi previsti dal piano industriale, seppure non su base annuale. Se invece l’emergenza innescata dal coronavirus si prolungherà oltre il 31 maggio 2020, le previsioni di Trevi potranno diventare inattendibili e l’azienda dovrà verificare ulteriormente le previsioni di raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano industriale.
Ricordiamo che Trevi il 28 febbraio scorso ha chiuso la prima fase della cessione della sua Divisione Oil&Gas a Megha Engineering & Infrastructures Ltd (Gruppo MEIL o MEIL). Nel dettaglio, è stata ceduta una partecipazione di minoranza in Petreven spa, a fronte del pagamento di 20 milioni di euro (si veda altro articolo di BeBeez). Nel marzo scorso Trevi ha chiuso la seconda fase della cessione della divisione, pagata in totale circa 116 milioni di euro (si veda qui il comunicato stampa). La cessione della Divisione Oil&Gas e l’utilizzo dei proventi per rimborsare il debito delle società è uno dei pilastri della manovra finanziaria di Trevi, in via di attuazione a seguito dell’accordo di ristrutturazione del debito depositato nell’agosto 2019 (si veda altro articolo di BeBeez) e omologato dalla Corte d’Appello di Bologna nel gennaio scorso, a seguito del reclamo di Trevi, presentato dopo che il tribunale di Forlì aveva rigettato l’accordo di ristrutturazione nel novembre 2019 (si veda altro articolo di BeBeez).
Il Gruppo Trevi è leader a livello mondiale nell’ingegneria del sottosuolo (fondazioni speciali, scavo di gallerie e consolidamenti del terreno e realizzazione e commercializzazione dei macchinari e delle attrezzature specialistiche del settore); è anche attivo nel settore delle perforazioni (petrolio, gas, acqua) sia come produzione di impianti che come servizi prestati e nella realizzazione di parcheggi sotterranei automatizzati. Nato a Cesena nel 1957, conta più di 30 sedi e una presenza in oltre 80 Paesi. Conta 4 divisioni: la Divisione Trevi, che opera nei servizi specializzati dell’ingegneria del sottosuolo, la Divisione Petreven attiva nei servizi di perforazione petrolifera, la Divisione Soilmec, che produce e sviluppa i macchinari e gli impianti per l’ingegneria del sottosuolo e la divisione Drillmec che produce e sviluppa gli impianti per le perforazioni (petrolio, gas, acqua).














