
Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 33 del 28 giugno 2025
di Stefania Peveraro
“Apriremo un nuovo round per raccogliere qualche decina di milioni di euro a inizio 2026 per finanziare la nostra strategia in un mercato che sinora non esisteva”. Lo ha detto a BeBeez Live, il canale web tv di BeBeez, Vittorio Pellegrini, ceo di BeDimensional, la scaleup deeptech genovese che produce grafene e altri cristalli bidimensionali (si veda qui il video dell’intervista), fondata nel 2016, come spin-off dei Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova dagli scienziati, che da allora ha raccolto ben 35 milioni di euro di equity dagli investitori di venture capital più altri 20 milioni di euro di venture debt dalla Banca Europea per gli Investimenti (si veda altro articolo di BeBeez). E che appunto ora si prepara per una nuova raccolta, “per la quale puntiamo ad almeno altri 20 milioni”, ha precisato Pellegrini, aggiungendo una serie di dettagli a quanto raccontato in video. Ecco che cosa è emerso dalla chiacchierata completa.
Domanda. Che cos’è il grafene e perché è un materiale così innovativo? Quali sono le sue applicazioni?Risposta. Il grafene è un materiale straordinario perché è bidimensionale. È un cristallo bidimensionale, un foglio di materia, il materiale più sottile che esiste al mondo. E la cosa ancora più straordinaria è che deriva dalla grafite, che è un materiale comune. La grafite è come un libro composto da miliardi di pagine e il grafene è la singola pagina. Lo spessore di questa pagina è pari all’atomo di carbonio. Nessuno fino a pochi anni fa era riuscito a trasformare questo libro in singole pagine. I primi che ci sono riusciti con gli studi che hanno fatto hanno vinto il premio Nobel. Noi, dopo circa 10 anni di ricerca sia in Italia che all’estero, abbiamo inventato un metodo di produzione scalabile e poi abbiamo dimostrato che siamo in grado di produrlo in grandi quantità con un processo che non inquina ed è a basso costo. Quando il cristallo, la grafite, si trasforma da tridimensionale a bidimensionale, acquista delle proprietà straordinarie come conducibilità elettrica, termica, effetto barriera, resistenza meccanica. Il grafene è solo il capostipite di una nuova famiglia di materiali bidimensionali: strutture sottilissime simili al grafene nella forma, ma composte da atomi diversi. Mentre il grafene è formato esclusivamente da atomi di carbonio, altri materiali 2D sono costituiti da elementi differenti. Ad esempio, il nitruro di boro bidimensionale è un foglio di materia composto da azoto e boro. Sempre geometria esagonale, questa maglia, questo velo di materia, essendo bidimensionale offre a sua volta delle proprietà analoghe al grafene e in alcuni casi complementari. Quindi oggi siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione dei materiali, le cui applicazioni sono pressoché infinite. In un certo senso, stiamo rendendo la materia più leggera e più potente al tempo stesso: un concetto difficile da visualizzare, ma che apre prospettive commerciali enormi, già riconosciute a livello globale. È una rivoluzione silenziosa, destinata a trasformare interi settori industriali.
D. A fondare la società sei stato tu insieme ad altri due soci. Ci racconti qual è il. ostro background e come vi siete incontrati?
R. Ho fondato la società insieme a Francesco Bonaccorso, che in qualche modo è stato la persona che ha sviluppato i primi ingredienti di questa tecnologia per produrre il grafene, e ad Andrea Gamucci, che si sono uniti a me, prima in un percorso di ricerca che è durato molti anni, poi abbiamo deciso di lasciare il mondo della ricerca e di abbracciare il mondo dell’imprenditoria. Io ho lavorato in molte università nel mondo, poi nel 2013, insieme a Roberto Cingolani abbiamo fondato il centro grafene all’Istituto Italiano di Tecnologia, dedicato a questi materiali bidimensionali. Lì ho chiamato Francesco Andrea e molti altri ricercatori. È nata l’idea che poi è diventata un brevetto ed è poi nata Bedimensional. Nel 2020 ci siamo staccati dalla casa madre e siamo diventati un’azienda a tutti gli effetti.
D. Dopodiché la crescita è stata accompagnata da una serie di investimenti sia in equity sia in debito. Tra gli investitori ricordo EniNext, CDP Venture Capital sgr, Eureka sgr, Nova Capital (holding di investimento di Paolo Merloni) e Pellan Italia di Achille Costamagna e C. sapa. (si veda altro articolo di BeBeez, ndr). E poi lo scorso anno c’è stato l’ultimo round di venture debt da 20 milioni con la Banca Europea degli Investimenti. C’è stata poi qualche altra raccolta? Ne prevedete un’altra?
R. Sì in totale abbiamo già raccolto 35 milioni in equity. In più come detto, siamo riusciti ad attrarre l’interesse della BEI con 20 milioni di venture debt. Abbiamo poi raccolto un round da 5 milioni di euro legato al venture debt della BEI, che è stato sottoscritto dagli investitori esistenti e da alcuni nuovi investitori, come Stefano Drago, managing partner del private equity paneuropeo PAI Partners, e BluAcquario, holding di investimento della famiglia Boroli Drago. Nel contempo abbiamo anche seguito un percorso con Invitalia. che reputiamo molto importante. Ora stiamo utilizzando tutte queste risorse per finanziare lo sviluppo industriale, cioè una nuova plant con una capcità inizialmente di quasi 40 tonnellate l’anno. Stiamo inoltre direzionando i nostri sforzi commerciali su settori applicativi che riguardano la transizione energetica, quindi l’applicazione di questi materiali a due dimensioni nel settore delle batterie a ioni litio. Una delle applicazioni principali è infatti il miglioramento delle performance delle batterie, sia in termini di durata che di velocità di ricarica, un risultato che abbiamo già dimostrato in partnership con VARTA.
D. Voi non soltanto sviluppate le applicazioni di questo prodotto, ma lo producete. Dove? Come siete organizzati? C’è già un mercato per questo prodotto così nuovo? State fatturando?
R. Sì abbiamo già uno stabilimento a Genova di produzione con una certa capacità e già fatturiamo: quest’anno pensiamo di arrivare a oltre 2 milioni, ma non siamo ancora a break-even, perché stiamo ancora investendo pesantemente per supportare la nostra strategia di espansione industriale e commerciale. Bisogna ricordare che il mercato legato agli utilizzi dei cristalli bidimensioanli di fatto non esiste ancora. Uno degli elementi fondamentali per espandere il mercato è proprio dimostrare che si può produrre in grande quantità cristalli bidimensionali, come il grafene, della qualità giusta (cioè aventi spessore atomico) e a costi che il mercato sia in grado di assorbire. Dobbiamo dimostrare una capacità produttiva adeguata, una grande solidità nella produzione di questi materiali, perché il materiale entra in una filiera molto complessa come quella delle batterie o dei lubrificanti. Quindi è essenziale che la qualità dei cristalli sia riproducibile e in scala industriale. Oggi molti raccontano di produrre grafene ma farlo davvero e produrre a basso costo fogli cristallini di spessore atomico rimane una sfida fenomenale. Noi possiamo dimostrare, con i dati, che abbiamo la tecnologia giusta.
D. Ci fai qualche esempio di cliente che già avete?
R. Stiamo lavorando con diverse aziende leader mondiali nel settore atumotive a un nuovo tipo di lubrificante ad altissime prestazioni, grazie all’aggiunta di grafene. Questa applicazione è frutto di oltre tre anni di attività R&D culminata con una certificazione di performance straordinarie. Allo stesso modo abbiamo diversi clienti nel settore edile che stanno usando una vernice, che, contenendo una piccolissima quantità di grafene, è in grado di condurre energia e quindi di sviluppare calore, con applicazioni innovative all’interno e all’esterno degli edifici. Infine, alcuni noti brand del settore fashion hanno introdotto il nostro grafene all’interno di tessuti per migliorarne le capacità di gestione del calore.
D. Andrete in una raccolta successiva per continuare a finanziare questa crescita? Ci puoi dare una qualche anticipazione?
R. Sì, abbiamo in programma di aprire un nuovo round di investimento all’inizio del 2026 per raccogliere qualche decina di milioni, che ci permetta di fare un passaggio in più in questa scala che dobbiamo costruire piolo dopo piolo per poter stimolare la crescita del mercato ed esserne protagonisti.
Leggi qui tutte le altre interviste di BeBeez
a imprenditori e manager di aziende italiane














