
Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 33 del 28 giugno 2025
di Stefania Peveraro
Punta a raggiungere il break-even tra il 2025 e il 2026 e un fatturato di 20 milioni entro i prossimi due anni Phononic Vibes, spin-off deep tech del Politecnico di Milano che sviluppa e commercializza tecnologie innovative per la riduzione del rumore e delle vibrazioni, fondata nel 2018 e supportata da allora da vari business angel e investitori di venture capital. E che l’anno prossimo potrebbe tornare in raccolta, per finanziare lo sviluppo che passerà anche dall’m&a. Lo ha raccontato a BeBeez Live, il canale web tv di BeBeez, Luca d’Alessandro, ceo e co-founder di Phononic Vibes (si veda qui il video), aggiungendo anche qualche altra curiosità a margine dell’intervista video.
Domanda. Phononic Vibes sviluppa e produce dei sistemi, delle tecnologie che riducono le vibrazioni e gli effetti sonori. Ci spieghi esattamente di che cosa si tratta?
Risposta. Nasciamo come spin-off del Politecnico di Milano nel 2018 e ci occupiamo di metamateriali: meta dal greco significa “oltre”. In sostanza prendiamo la struttura del materiale e la rendiamo molto più efficace per assorbire rumori e vibrazioni. Per fare un esempio, abbiamo preso il pacchetto acustico di una Mercedes e ne abbiamo ridotto il peso del 50%, aumentando le performance di 3 decibel: quindi l’impatto del metamateriale è quello di essere molto più efficace rispetto a un contesto di insonorizzazione, che comunque non evolve da 70 o 100 anni. Quindi il nostro compito è quello di prendere tutti i rumori e tutte le vibrazioni che ci sono quando si parla di infrastrutture, settori automotive, trasporti o elettrodomestici, e convertire le soluzioni che sono adesso applicate con la nostra tecnologia dei metamateriali.

D. Questi metamateriali li producete voi oppure li sviluppate soltanto?
R. La nostra difficoltà sin dall’inizio è stata quella di produrre in quanto siamo nati sostanzialmente come una società di consulenza, come spin-off del Politecnico, quindi molto interessati alla tecnologia. Ma poi i clienti volevano i pezzi di prodotto finiti, quindi abbiamo iniziato a far produrre all’esterno. Poi abbiamo incontrato questo nostro fornitore strategico, la Matis Insonorizzazioni srl, che era però in difficoltà finanziarie, un’azienda del territorio di Reggio Emilia, quindi la classica pmi, il cui fondatore a 75 anni, dopo 50 anni in azienda, non ce la faceva più. A quel punto, era il 2022, l’abbiamo comprata noi e ci siamo portati quindi in casa la produzione. Nel frattempo, poi, il business per fortuna è cresciuto e abbiamo dovuto dotarci di più forza produttiva, per cui abbiamo aperto da poco un secondo stabilimento, questa volta a Vigano, vicino a Milano.
D. Torniamo indietro ora agli inizi. Dicevamo che Phononic Vibes è nata come spin-off del Politecnico di Milano, fondata, oltre che da te, anche da Giovanni Capellari e Stefano Caverni, tutti e tre ricercatori al Polimi. Ci racconti come è andata? E come siete riusciti poi a raccogliere i capitali che vi servivano?
R. Abbiamo fondato la società nel 2018 e da allora abbiamo poi raccolto un totale di 9 milioni di euro. Abbiamo iniziato nel 2019 con 500 mila euro, quando è entrato il fondo Poli360, lanciato da 360 Capital insieme al Politecnico di Milano insieme a Pantecnica (si veda altro articolo di BeBeez, ndr). Dopo un paio d’anni, quindi intorno al 2020, abbiamo raccolto un round da 2 milioni, guidato da Eureka! Fund I – Technology Transfer, gestito da Eureka! Ventures sgr (si veda altro articolo di BeBeez, ndr) e poi nel 2022 abbiamo raccolto altri 6 milioni, in un round guidato da CDP Venture Capital sgr, attraverso il comparto Industry Tech del fondo Corporate Partners I (si veda altro articolo di BeBeez, ndr). Gli investitori ci hanno seguito, ma nel frattempo noi abbiamo sempre fatturato, sin dall’inizio. Ci occupiamo di materiali, quindi in buona sostanza noi vendiamo metri quadri di soluzione, perché poi alla fine il rumore si toglie molto semplicemente con dei pannelli.
D. Quanto fatturate ora? Che obiettivi avete?
R. Siamo partiti con qualche decina di migliaia di euro, poi centinaia e poi negli ultimi 3-4 anni abbiamo fatto un milione, 2 milioni, 4 milioni e quest’anno abbiamo come obiettivo 7 milioni. Pensiamo anche di raggiungere il break even dal punto di vista finanziario. Sicuramente non ci fermiamo qui, vogliamo continuare a crescere e l’obiettivo da qui a un paio d’anni è quello di raggiungere i 20 milioni, che secondo me è una cifra di riferimento per un player italiano, che serve il mondo delle infrastrutture, del construction e dell’industria. Dopodichè, per essere un player europeo, dobbiamo puntare ai 50 milioni e quindi sicuramente da qui al 2030 dobbiamo raggiungere quell’obiettivo.
D. La crescita fatta fino adesso è stata dovuta anche al fatto che avete comprato un’azienda. Dopo questa prima acquisizione, quindi, pensi di farne altre?
R. Assolutamente sì, l’obiettivo è diventare una piattaforma di integrazione di altre realtà produttive di soluzioni tradizionali di insonorizzazione che possiamo convertire alla produzione di metamateriali. Andiamo a “phononizzare” quelli che sono i brand storici di questo settore e quindi andiamo a mettere oltre a competenze manageriali e voglia anagrafica di spingere la crescita, anche l’aspetto tecnologico per ottimizzare di un 30-40% quelle che sono le soluzioni esistenti. Questo sarà parte del nostro piano di crescita sicuramente nei prossimi anni. Che spero potrà essere accompagnato dai nostri investitori, in occasione di ulteriori round.
D. Quanto prevedi il prossimo? E di che dimensione stiamo parlando?
R. Penso l’anno prossimo e vorrei che fosse più tondo, almeno di una decina di milioni.
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