Fatturato in crescita del 16% a 563 milioni di euro ed export pari al 51% (286 milioni) nel 2022 per il gruppo Mutti, leader in Italia nella produzione di salse di pomodoro e sughi pronti, fondato nel 1889 da Marcellino Mutti e tuttora controllata dalla famiglia omonima, ma con il 24,5% in mano al private equity belga Verlinvest, sponsorizzato dalla famiglia Les Spoelberch, azionista di riferimento del colosso della birra AB-InBev (si veda qui comunicato stampa). Il tutto a fronte di 32 milioni di euro di investimenti industriali effettuati dalla società.
Il peso dell’estero è riflesso anche nella quota di venduto a volume, che ammonta a un totale di 335 mila tonnellate, con ben 190,4 mila tonnellate di prodotto venduto appunto oltreconfine, rispetto alle 144,6 mila vendute in Italia. A livello domestico, comunque, in termini di quota di mercato dei derivati del pomodoro, Mutti occupa una fetta del 33,7%, quando la somma delle quote di mercato dei tre competitor più forti non arriva a coprire la quota di Mutti. A livello europeo la quota di mercato è di ben il 15%, con Mutti che è leader di mercato in sette Paesi in Europa: Francia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Slovenia e Italia. In Germania, mercato in cui l’azienda ha aperto la sua quinta filiale nel gennaio 2022, si consolida come seconda marca. Fuori dal perimetro europeo, invece, prosegue la crescita in Australia e USA.
Passando alle note dolenti, l’ebitda 2022 è diminuito del 7% attestandosi a 44,7 milioni di euro, mentre la posizione finanziaria netta è stata negativa per 123 milioni di euro a causa, spiega la società, degli aumenti di costi che l’azienda ha dovuto sostenere nel corso dell’anno. Aumenti dell’energia elettrica, del gas e delle materie prime che hanno impattato l’azienda e l’intera filiera, e che rispetto all’anno precedente hanno fatto balzare i prezzi energetici del 147% e del 217% di quelli del gas.
“I gravi fattori esogeni, dalla siccità agli aumenti di materie prime ed energia,che hanno caratterizzato il 2022 non hanno intaccato il nostro percorso di crescita. Una crescita sana e senza compromessi che pone sempre al centro ciò che più ci contraddistingue: la qualità”, ha dichiarato l’amministratore delegato Francesco Mutti, che ha aggiunto: “Il 2022 ci ha messo alla prova mettendo in luce il valore della nostra struttura: solida, dinamica, resiliente e capace di affrontare e superare con successo le avversità. Siamo quindi pronti a far fronte a un 2023 che si prospetta altrettanto complesso e sfidante. Più in generale dovremmo riflettere – a livello Paese e in modo radicale e radicato – su quella che sarà la nostra politica idrica dei prossimi anni. Dobbiamo assolutamente pensare non solo in una logica di presente ma anche per il futuro. Pensare, quindi, alla costruzione di progetti che facciano sì che l’acqua che continua a cadere venga trattenuta e non sprecata. È evidente, da tempo, che l’emergenza idrica sia un tema che non può più essere sottovalutato, soprattutto perché le soluzioni al problema non sono immediate. Occorre mettere questo argomento al centro dell’agenda pubblica e privata, da subito”.
Sul futuro della società, dal punto di vista degli azionisti, resta un punto interrogativo. Un paio di anni fa si erano diffuse voci circa il fatto che Verlinvest avesse deciso di mettere in vendita la sua quota (si veda qui altro articolo di BeBeez), ma poi non si è concretizzato alcun deal. Il fondo belga aveva comprato la sua quota nel novembre 2016 dalla famiglia Mutti, sulla base di un enterprise value compreso tra i 280 e i 290 milioni di euro, Era stato calcolato in base ad un’ipotesi di fatturato consolidato 2016 della holding Red Lions spa di 245 milioni di euro dai 205 milioni del 2015, quando aveva registrato un ebitda di 27,5 milioni e un utile netto di 14 milioni, a fronte di un indebitamento finanziario netto di 23,8 milioni (si veda qui altro articolo di BeBeez). Mutti aveva chiuso il deal con Verlinvest dopo una ricerca di un partner che durava dall’ottobre 2015 (si veda altro articolo di BeBeez). Pochi mesi prima, nel marzo 2015, Idia CA Agro-alimentare spa aveva rivenduto la sua quota del 5% del capitale all’imprenditore e amministratore delegato Francesco Mutti.
Il fondo belga non ha risposto alla richiesta di un commento sul tema da parte di Bebeez fatta via mail e potrebbe essere che stia ancora lavorando alla sua exit strategy che, fino al 2021, sembrava potesse portare alla quotazione del gruppo di Parma. Su questo anche il ceo Mutti era stato poco chiaro affermando nel corso del Mediolanum Market Forum del giugno 2021 che “aprire il capitale credo sia molto spesso un dovere. Senz’altro mi sembra un percorso estremamente interessante”(si veda qui Radiocor). Ma interpellato il giorno successivo, l’ad aveva precisato: “Non c’è nessun progetto di quotazione in Borsa. Sono troppo sintetico? Non ho debito e, credo, che oggi troverei denaro a tassi molto bassi se ne avessi bisogno” .
















