
Articolo pubblicato su BeBeez Magazine n. 10 dell’8 luglio 2023
di Giuliano Castagneto
Genenta, scaleup italiana del biotech co-fondata da Luigi Naldini e Pierluigi Paracchi, può vantarsi di essere stato in grado di raccogliere dal mercato, dapprima da investitori privati e poi nel 2021 con un’ipo sul Nasdaq (si veda altro articolo di BeBeez), non meno di 70 milioni di euro per finanziare lo sviluppo di una tecnologia che, nata originalmente per la cura delle malattie rare, applica i principi della genetica alla terapia antitumorale. Un riconoscimento che i fondatori hanno ottenuto dagli investitori grazie a un patrimonio di credibilità accumulato negli anni del proof of concept precedenti all’avvio di Genenta, e dimostrato dai numerosi grant ottenuti da istituzioni sia italiane sia europee. Si tratta insomma di uno dei più eclatanti esempi di successo della strategia di technology transfer.
“Quando ci siamo presentati agli investitori per il primo round di raccolta, all’inizio del 2015 (l’azienda è stata costituita nel luglio 2014, ndr), la nostra piattaforma tecnologica era già stata validata per la cura di malattie rare, sviluppata negli anni precedenti in seno all’IRCCS dell’Ospedale San Raffaele, di gran lunga il primo in Italia per attività di trasferimento tecnologico. Basata sull’utilizzo di potenti proteine antitumorali controllate nell’espressione da frammenti di micro Rna nelle cellule staminali del sangue, la tecnologia sviluppata dal prof. Naldini aveva già ottenuto diversi grant dalla Fondazione Telethon e da altri istituti pubblici italiani ed europei”, ricorda Paracchi, un veterano dell’investimento in deeptech, già fondatore e ceo a inizio anni Duemila di Quantica sgr, il precursore dei fondi di tech transfer nel campo delle biotecnologie, mentre il cofondatore Naldini è un luminare della biogenetica con precedenti esperienze presso università, start-up e istituti californiani.
“Senza quei grant pubblici e di charity”, continua Paracchi, “sarebbe stato impossibile sviluppare la nostra piattaforma, perché per gli investitori privati o fondi di venture capital il rischio sarebbe stato eccessivo”. Ma applicare quella tecnologia alle patologie tumorali significava renderla molto scalabile e quindi appetibile per degli investitori finanziari. Continua Paracchi: “Era il punto centrale del nostro progetto imprenditoriale, sulla base del quale ottenemmo i primi 10 milioni di euro e cominciammo a sperimentare la nostra tecnologia sulle varie neoplasie”
Il prospetto dell’ipo spiegava che al momento della fondazione Genenta era stata capitalizzata con 11,65 milioni di euro, dopodiché la scaleup ha raccolto capitali da vari investitori, il tutto per un totale complessivo di 35,1 milioni di euro. In particolare, l’ultimo round precedente all’ipo risale al luglio 2020, quando gli azionisti avevano approvato l’emissione nuove azioni per un totale di 1,5 milioni di euro, sulla base di una valutazione pre-money di 90 milioni, con lead investor GM Investimenti, holding di Giuseppe Miroglio, ex ceo e attuale presidente del gruppo Miroglio. Nel settembre 2019 Genenta aveva invece annunciato la chiusura di un round da 13,2 milioni di euro, guidato dal private equity cinese Qianzhan Investment Management e da Fidim, la holding della famiglia Rovati, ex proprietaria del gruppo farmaceutico Rottapharm (si veda altro articolo di BeBeez). Al round avevano partecipato anche la famiglia Bormioli e la famiglia Fumagalli (ex proprietaria di Candy, poi ceduta ai cinesi di Haier Group). Più precisamente il prospetto dell’ipo spiegava che nell’agosto 2019 era stato approvato un aumento di capitale per complessivi 17,1 milioni di euro, che era stato sottoscritto per 15,1 milioni, con lead investor appunto Qianzhan Investment Management e Fidim, sulla base di una valutazione pre-money di 70 milioni.
In precedenza, invece, la società aveva incassato un round da 7 milioni di euro nel settembre 2017, guidato da investitori privati italiani, inglesi e svizzeri, family office e business angel (si veda altro articolo di BeBeez), tra i quali , si legge ora nel prospetto, sempre Fidim e Giuseppe Vita, ex presidente del gruppo farmaceutico Schering-Plough, sulla base di una valutazione pre-money di 45 milioni di euro; e un round da 6,2 milioni di euro nel gennaio 2015, grazie a un gruppo di investitori privati raccolti da Banca Esperia (allora gruppo Mediolanum e Mediobanca) tra i suoi clienti del private banking (si veda altro articolo di BeBeez), compresa, si legge nel prospetto, la famiglia Ferrari, a cui, attraverso la holding Nine Trees Group, fa capo anche FIS Holding, azienda leader nella realizzazione di prodotti chimici per l’industria farmaceutica, sulla base di una valutazione pre-money di 20 milioni.
Insomma, si è trattato di un crescita esponenziale di fiducia da parte degli investitori, confortata via via dai successi raggiunti sul piano della sperimentazione medica, in particolare per il Temferom il prodotto di Genenta nella fase più avanzata di sviluppo, per il trattamento del glioblastoma multiforme (GBM), il tumore cerebrale primario maligno più comune e il glioma diffuso e più aggressivo. Proprio a fine giugno la Commissione Europea ha concesso al Temferom la designazione di farmaco orfano (ODD), mentre lo scorso marzo la Food and Drug Administration statunitense aveva già designato come ODD lo stesso farmaco (si veda qui il comunicato stampa).
E oggi, anticipa Paracchi, “siamo al termine della prima parte della fase 1/2a e ormai pronti, nel 2024, a espanderci nella fase 2. Inoltre, alla luce dei risultati sulla prima indicazione, puntiamo a estendere la nostra terapia ad altri tumori solidi”.
Per finanziare l’ultimo step di crescita, Genenta ha puntato come detto direttamente sul Nasdaq, senza valutare opzioni alternative: “E’ il mercato dove più che in ogni altro contesto al mondo operano investitori specializzati sul biotech. Inoltre, negli Stati Uniti, a differenza che in Europa, i fondi di investimento ma anche i venture capital, i cui fondi sono di provenienza interamente privata, possono investitore in aziende quotate”, spiega Paracchi. In occasione dell’ipo furono raccolti circa 37 milioni di euro e oggi Genenta capitalizza poco più di 107 milioni di euro. Altre operazioni non sono previste entro breve. “Abbiamo liquidità sufficiente fino al 2025. Una prima applicazione della nostra terapia potrebbe essere approvata una volta raggiunto una consistenza statistica della sicurezza e dell’efficacia del prodotto” conclude Paracchi.













